Pettoris

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Nota da parte dell’autore: se ce qualcosa che può allineare i nostri pensieri e le nostre idee è proprio il rispetto. Che si dovrebbe alle persone vere e leali e che invece viene fatto scempio dagli incapaci e incompetenti. Questo è un mio ritratto, ognuno si disegni il proprio.

Ho rispetto per i migranti e i morti in mare, ma ho un po più rispetto anche di chi (clochard) dorme sotto un ponte e muore di freddo, di un terremotato che non ha più una casa stabile da anni, delle persone anziane che rovistano dentro un cassonetto per cercare qualcosa da mangiare, di chi (italiano) non ha un lavoro e deve mantenere una famiglia di quattro persone, dei pensionati a 200 euro al mese. Ma anche dei migranti regolari che lavorano e pagano le tasse.

Ho rispetto per le persone omosessuali, ma anche e sopratutto degli etero, della mamma e del papà con bambini in una famiglia così composta, dei genitori a cui ingiustamente vengono tolti i loro figli e affidati freddamente altrove.

Ho rispetto per chi è in carcere ma ho ancor più rispetto per chi indossa una divisa e fa il suo lavoro, chi rispetta le regole, la propria identità, chi difende il pensiero altrui anche se non lo condivide.

Tutto il resto non lo rispetto. Chi si reputa tuo amico e oltre non conoscere il significato della parola ti tradisce e ti pugnala alle spalle, chi ti infama facendolo più volte, chi non comprende e neanche ha le palle per chiedere:”Mi spieghi cosa hai detto?”. Chi pensa di aver subito un torto da me e neanche chiede spiegazioni.

E non rispetto e non rispetterò chi da quel che qui ho scritto ha capito che ho voluto strumentalizzare qualcosa. Il tempo non può rimanere sempre lo stesso. Fieri di esserci tutti ma anche no.

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google

Suite nr°2-Le osservazioni (in riflessione)

Suite nr.2-Le osservazioni

Vedo bambini infelici giocare senza voglia,
osservo coppie che senza un perché si lasciano,
vedo amici che tradiscono,
e tanta gente che non ha più voglia di parlare.

Percepisco la noia di persone e l’aumento della rabbia sociale e umanitaria.
Mi accorgo di tanti inutili sprechi di parole,
dove l’amore è relegato negli inutili meandri della sottospecie umana.
Essere a conoscenza della mia eterna e fragile solitudine,
dell’assenza della gioia che si intreccia con anima, a volte essere impaziente e dire basta, urlare e vestire di sangue queste tende eterne.

Vorrei ammirare questo cielo che a volte mi fa perdere il controllo e la retta via, rinvenire ed essere una parte consapevolmente sana.
Custodisco questa ferità in attesa che si rimargini, nell’attesa sono nel guado a rispondere di me.

Testo e Foto: Claudio Ventodeldeserto Carnevali

Vuoti sovrapposti

Vuoti sovrapposti

Giorni di delusione e di rabbia amara,
di tradimenti inaspettati e di muri innalzati in silenzio.
Giorni di ipocriti silenzi
e di fragilità che va a brandelli.

L’anima che si contorce e non da risposte,
il cielo che si chiude gocciolando sangue.
Gente che vergognosamente si eclissa
e non da nessun segnale,
gli eventi sfortunati che si incastrano tra loro.

Presenza che diventa assenza,
un suono sordo che non è la voce
ma ingiusta coerenza che alza tende orizzontali
di ondulatorie frustrazioni.

Un’ Implosione dopo l’altra,
le catene si sconnettono deviando
quel poco che rimane di quell’accenno di gioia,
tutto tace al meriggio.

Testo e foto: Claudio Ventodeldeserto Carnevali

Le sofferenze del cuore-2° ed ultima parte.

LE SOFFERENZE DEL CUORE 1

 

LE SOFFERENZE DEL CUORE 2

 

Nonostante questo Pat non mi era mai piaciuta: Michela, la mia donna, era molto meno provocante, sensuale e probabilmente anche meno bella di Pat, ma almeno fino alla sera prima che scopri che mi aveva tradito, aveva fascino puro, anima e cuore.

Quando guardavo Michela vedevo in lei la madre dei miei figli, la compagna con cui invecchiare tutta la vita, quello che provavo per lei non era un banale e volgare sesso ma era un forte legame d’amore.

Pensando a questo e a quello che mi aveva fatto, la rabbia si impadronì di me e iniziai a parlare con Pat con un tono di voce più rauco, dannatamente sensuale, volevo che capisse che da lì a poco avremmo fatto sesso, guardai poi l’orologio, erano le nove e quaranta. Mi avvicinai a lei e gli posai le mani sui suoi seni e nello stesso momento le diedi un bacio infuocato, violentissimo.

Poi le alzai la gonna andando direttamente sul piccolo lembo di stoffa a difesa del suo pube, spinsi fortissimo sul suo monte di Venere e immediatamente entrai con le dita a cercare il suo miele: era decisamente pronta per accogliermi dentro di lei.

L’entrata decisa delle dite e la pressione che esercitavano le fecero piegare le ginocchia, un gemito soffocato assorbito tra le mie labbra fu l’unica resistenza che trovai. Poi presi la sua mano e la feci appoggiare sulla mia patta del tutto rigonfia pronta ad esplodergli addosso.

Mentre le mie dita stavano violando il suo fiore, sentii la cerniera scendere e la mia asta fu stretta da una mano bollente. Patrizia cominciò allora a muoversi per tutta la sua lunghezza dandomi brividi di estremo piacere.

Sapere poi che di lì a poco sarebbe entrata Michela e mi avrebbe visto fare sesso con la sua migliore amica mi stava mandando in delirio dandomi un eccitamento pazzesco e anomalo. Forse la parola più appropriata sarebbe stata: sadismo, una definizione che fino al momento in cui avevo visto Michela tradirmi non aveva mai fatto parte dei miei pensieri.

Presi Patrizia e la spostai al centro della stanza in mezzo alla quale c’era un tavolo vecchio stile, ricoperto con un drappo verde. Il suo vestito rosso contrastava sensualmente con quell’arredamento: la misi seduta sopra il tavolo mettendo le mie gambe tra le sue, gli feci scivolare le spalline del vestito e i suoi grandiosi seni esplosero nudi in libertà all’aria, i suoi capezzoli tesi erano il segno tangibile del suo eccitamento.

Il vestito che nel frattempo era salito sui fianchi, metteva in mostra due gambe abbronzate da mozzare il fiato, riesco finalmente a vedergli il suo perizoma, rosso con degli orli ricamati che era un vero spettacolo vederglielo addosso. Quella visione mi mando letteralmente fuori controllo e con forte desiderio glielo strappai di dosso. La guardai profondamente negli occhi e mi immersi nel sua bollente grotta penetrandola…

Entrai facilmente in lei, sentivo una profondità senza limiti: le sue gambe iniziarono ad attorcigliarsi attorno alla mia schiena e presero a darmi calci focosi ogni volta che io mi spingevo con decisione in lei. Sentivo le rotondità dei testicoli scontrarsi con i suoi pochi peli, le sue mani mi stringevano fortemente i capelli. Avevamo smesso di baciarci e il sudore ci impregnava i nostri vestiti, le parole che ci stavamo scambiando diventavano sempre più infuocate, scurrili, oscenamente volgari.

Le misi una mano sulla bocca per non farla urlare, era l’ora dell’arrivo in casa di Michela. La porta si aprì silenziosa, pudicamente la vidi entrare, e il suo sorriso gioioso (cosa sorridi puttana? Ricordati quello che mi hai fatto la sera precedente) divenne una maschera di cera. Avevo organizzato in modo che Michela in pochi secondi vedesse tutta la scena e avesse un esplosione visiva al massimo.

Quando vidi entrare Michela, uscii completamente da Patrizia e poi, guardandola con passione mi spinsi completamente penetrando ancora una volta il suo fiore aperto. Pat aveva gli occhi chiusi e non si era accorta dell’arrivo di Michela, fino a quando la stessa non si mise a urlare con tutte le forze che aveva.

Si guardarono incredule e disperate, e materializzai solo allora quello che avevo fatto. Girai pudicamente Patrizia dalla vista di Michela, gli feci riscendere il vestito, mi alzai e mi rivestii. Michela era ancora sotto choc impietrita davanti a quella scena, e solo le lacrime che gli scendevano dal viso facevano capire che era una statua vivente.

Il sapore della vendetta divenne acre, cattivo e poi infine amaro, molto amaro. Presi sottobraccio Michela e la portai in sala, sembrava smarrita senza più un’anima, la feci sedere e gli resi conto il perché mi fossi comportato in quella maniera. Patrizia nel frattempo se ne era andata silenziosamente lasciandoci soli nel nostro forte imbarazzo.

La guardai negli occhi e gli dissi:

Non piangere ora…ti prego” e l’accarezzai proprio mentre una lacrima mi bagnava il viso. Cancellai la voglia di sapere, di capire di quella sua avventura, tenendomi dentro il mio tormento. Ricominciai a guardarla come la madre dei miei figli e compagna della mia vecchiaia…

Cosa ne dici di dimenticare le ultime 36 ore e tornare a essere i ragazzi felici che eravamo?” dissi. Lei non rispose, congiunse la sua mano con la mia e ci mettemmo poi a piangere in silenzio…FINE 

LE SOFFERENZE DEL CUORE 3

 

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Foto: Google

Le sofferenze del cuore-1°parte

Le sofferenze del cuore prima parte

 

Mi rendevo conto che attraversava un brutto momento, tutto gli stava crollando addosso in quel frangente, ma d’altra parte era inevitabile che andasse a finire così: la fiducia che riponevo nella mia donna era caduta profondamente in basso la sera prima.

Tutto ebbe inizio quando volevo farle una sorpresa andando a casa sua senza avvisarla, e devo riconoscere che poi si è rivelata una pessima, insulsa idea. Avevo una gran voglia di stare insieme a lei, e questo pensiero mi tormentava tutto il giorno per la testa. Pensare di avere il suo corpo bollente, fremente di passione sotto il mio con tutte le sue conseguenze naturali.

Al lavoro non riuscivo ad avere la giusta concentrazione, sempre e solo lei nella mia mente, mi perdevo in voli lunari e il traguardo era la mia stella:lei.

Così, uscito dal mio ufficio gli andai a comprare un mazzo di rose rosse, erano veramente bellissime, fresche e vellutate esattamente come lo era Michela (la mia lei) e mi avviai direttamente a casa sua per condividere insieme questi turbamenti.

Solitamente gli bussavo alla finestra che era situata al piano terra ma questa volta decisi di non farlo con lo scopo di fargli uno scherzo (magari qualche linguaccia) davanti al vetro della stessa.

Improvvisamente lo stupore si impadronì di me. Vidi in maniera chiara e senza equivoci una figura femminile seminuda abbracciata a un uomo. Rimasi come un vero cretino a guardare quello che stava avvenendo nella stanza.

Uno dei primi pensieri che mi venne in mente e che avevo sbagliato sicuramente casa, oppure la finestra e quella figura femminile che avevo visto non era la mia donna. Purtroppo tutto coincideva.

Guardavo stupefatto Michela spogliarsi e lasciarsi andare sotto le mani di quell’uomo sconosciuto: a mano a mano che si denudava riconoscevo il suo corpo e, sopratutto riconoscevo la sua espressione di piacere ogni volta che stavamo iniziando a fare l’amore.

Ero maledettamente catapultato in film volgarmente porno, le luci della stanza appena velate creano degli effetti da ombre cinesi che si rifletteva sui muri.

Erano entrambi totalmente nudi e quando vidi che lui la penetrò con forte decisione, le rose oramai sbiadite e strapazzate che avevo in mano, caddero al suolo come i miei sogni che si infrangevano in quella finestra.

E pensai ai momenti di passione che avevo con lei e, vergognosamente li paragonai a quelli che stavano avvenendo in quel momento.

La mia sofferenza saliva forte come i loro gemiti; vedevo i loro movimenti sempre più decisi. Ero ancor più incredulo nel vedere Michela aperta al massimo piacere, come si faceva accarezzare, come baciava violentemente e, in totale stato di frustrazione me ne andai via.

Quella notte per me fu terribilmente lunga e insonne; lunghe ore di pensieri, ricercando scusanti per lei, e colpe per me. Ricercare ossessivamente perché tutto questo sia potuto accadere.

L’alba con la prima luce del mattino mi trovò che ancora ero assorto nei miei pensieri, svuotato di ogni residuo di energia possibile e persa a quel punto ogni fiducia in lei, mi alzai e andai a lavorare.

Mi vedevo allo specchio ed ero veramente orribile. Occhi gonfi, barba incolta e alcune rughe che prima non avevo, riguardandomi nello stesso cercavo ancora di trovare scusanti e motivazioni per quello che era successo ma ne ricavai solo un vuoto assoluto nella mente.

Io sono molto tradizionalista, fedele e premuroso. Ovunque si girasse il coltello nella mia angoscia la lama era rivolta sempre verso il mio cuore.

Rividi nuovamente i miei occhi allo specchio e li trovai spenti, vuoti, privi di passione, inerti al futuro e in quel momento mi ribellai mentalmente dentro.

Conoscevo una carissima amica di Michela: Patrizia, da sempre lei è stata interessata a me e lo aveva fatto capire in mille modi e maniere, alcune volte anche sfacciatamente.

Decisi a questo punto di chiamarla e gli dissi se aveva voglia di venire a casa mia con la scusa di festeggiare un avvenimento particolare. Quando Pat (iniziai a chiamarla intimamente così) mi chiese chi partecipasse alla festa, io gli risposi senza esserci dubbi di incomprensioni:

Ci siamo solo noi due mio dolce angelo”.

Dopo un’ attimo di silenzio, rispose con un sospiro soffocato: “A che ora?”

Il tempo di spiegargli alcuni dettagli e fare un ultima battuta: “Allora tesoro mio, ti aspetto magari sexy come sai essere tu, vieni alle nove…”, chiusi la chiamata senza aspettare che mi rispondesse e chiamai Michela.

Ciao amore mio, stasera ti aspetto a casa mia verso le dieci, entra in silenzio e vieni in camera senza farti sentire, ho una sorpresa per te…”

Fu convinta a venire da me in quanto facevo allusioni a una vera incredibile sorpresa, la mia vendetta si stava compiendo, la mia rivincita era appena cominciata.

Patrizia arrivò puntualissima all’ora stabilita: era magnifica, stupenda, maledettamente sexy. Portava un vestito rosso leggermente trasparente, non aveva il reggiseno e quindi i suoi enormi (che però si reggevano su di ogni grazia) seni furono liberi da ogni ostacolo spingendo prepotentemente contro la stoffa dell’abito. Riuscivo a intravedere che portava un piccolo slip probabilmente un perizoma che gli accarezzava letteralmente la pelle, le natiche completamente libere…tutto questo basta e avanza per farmi avere una fortissima erezione.

La sua bocca straordinariamente carnosa era un palese invito per i miei pensieri peccaminosi, trasudava sesso da tutte le parti. Ovunque era l’angolazione nel vederla mi eccitava veramente tanto così come lo era il suo modo di parlare, di camminare, di muovere il corpo, era erotismo fatto persona.FINE PRIMA PARTE.

Testo: Claudio Ventodeldeserto.

Foto: Google modificata graficamente da Claudio Ventodeldeserto