Le perfidie del Belvedere

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Nota introduttiva da parte dell’autore: 

Prosegue la saga del paese virtuale medioevale Bordello Belvedere, tra lotte, inganni, perfidie, pergamene minatorie. Tutto si sussegue in un vortice di inutilità. La gente ormai ridotta a macchietta tra il potere dei vassalli e vassalli minori diventano irriverentemente servi della gleba. Tutti proni al sovrano fino al prossimo esternar di cantastorie.

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Orsù popolo di Bordello Belvedere venite a me,
vi narrerò di orchi, saltimbanchi, di pseudo dottori,
di maitresse mancate, di scribacchini anonimi,
di giostrai nullafacenti, di cortigiane compiacenti.
Manifestatevi gente e leggete.


Del movimento ardente e della testa pensante
ce chi crede al lato opposto del suo cranio
duro comprendonio come pietra vuota,
solerti a criticar chi di criticar suole in verità,
a scriver letter affastellate e grigie.
Del palazzo ducale fiero e inumidito dal leccar evidente,
si ride, si gioca a ber e far schiamazzi, le pance piene e
l’ego soddisfatto.


Un Re si aggira aizzando cani feroci che plaudono col dolce sguardo ammaliator una nebulosa corte di maghi a protezione si erge a difesa della cloaca silente, maghi senza testa pensator di manoscritti vè miei cari la spazzatur olezzosa si avverte persin nella magistera Katane.
Delle donne belle e pettinate ferme e turgide come el cemento armato, stucchevoli si sente il gracidar grottesco.


O si voi cari che ancora vi salvate da questo posto bello come lo sole ma inglorioso come il popolin accomodante, ascoltate questo povero cantastorie senza arte ne parte.


Or si intravedono strane figure che svolazzano scimmiottando, ragliando, clowneggiando incerto passo intorno a palazzo ducale e dintorni, facendo malefatte il ridere seppellirà un prossimo poema a venire. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Firmato il cantastorie di Bordello Belvedere
detto anche il giullare, il lombrico e cane idrofobo.

 

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google immagini

Corpi in tumulto-4°e ultima parte

Corpi in tumulto 4

Non finge nei suoi gemiti. Nei suoi segnali esterni di piacere è già più mia di quanto lei voglia ammettere. 
Flavio la domina, crede, ma le sue sono ore sospese di coinvolgimento tramortito, ne ha solo invaso la testa con le parole e il sesso.

Ogni tanto capita che io e lui ci guardiamo, e ho la sensazione che veda in me una donna non umana. 
Pensa che esaudisca un suo impulso viscerale: colpire e castigare Mira per farla godere; ma Flavio è troppo lontano dalle parole non dette, non le capirà nemmeno quando gli verranno rivolte. 
Nel suo gioco erotico non c’è un potere reale perché appunto è un gioco; dentro, invece, io ho uno stato d’animo: accendere Mira per portarla in un lampo dall’indifferenza di lui al riso di aver bisogno di me. 
Se lei mi spalanca le gambe deve essere per una forza a cui non può resistere. Una potenza sua che innalzi lei stessa.

La ricerca dentro di lei deve avanzare dentro di me di modo che resti un segno indelebile, un legame, e più nessuna differenza tra noi. Nessuna separazione.
Ed ecco che mentre le scivolo dentro, la mano intera, improvvisamente Mira mi chiede la bocca. 
Flavio protesta, ma lei, stupenda, è già incapace di seguire le sue istruzioni. Più sicura, nei suoi occhi che mi guardano c’è un oceano di domande e cicatrici, c’è sofferenza. Prevedo quello che succederà: Flavio la schiaffeggia e Mira si gira di lato, annaspa fuori dalla stretta e decide di non portare avanti la farsa. 

Sostanzialmente sente il vuoto già riempirla. 
Completamente e assolutamente autonoma si tira indietro, smette di farsi scopare, e non c’è nulla a questo punto che si possa dire: è il nostro cuore impazzito che si schiaccia l’uno sull’altro a terrorizzare Flavio. Il suo recupero consiste nel negarsi quel frammento di sadismo, sadismo davvero! Perché è l’unico impulso che mi do la pena di assecondare affinché gli arrivi qualcosa: il rifiuto.

La fine allora somiglia al vero principio. 
Mira si scrolla Flavio di dosso e riduce lo spazio tra noi, si stringe a me colmando i vuoti che restano. Si strofina sul mio corpo come una lama di coltello, finché non approda in ginocchio, sotterrando il viso dentro di me. 
Tutto ciò che posso fare è non lasciare che molli la presa. 
I miei occhi la indagano e la connessione è diretta, Flavio ormai è lontano anche se non se ne rende conto, o forse, visto che lo riguarda, continua a non ammettere che il dolore ha profondità sconosciute.
Come per volerci spingere contro un muro, ci insulta e ci lega, pensando di stimolarci; e in parte stavolta è vero, Flavio serve per esaltarci. Così nel giro di mezz’ora io e Mira ci ritroviamo legate, i nostri corpi si sfiorano appena. Lei si aggrappa alla mia bocca e praticamente ci sopravvive, Flavio intanto continua il suo gioco.

Ogni volta che gode Mira mi toglie il fiato, con un orgasmo che non sembra mai essere abbastanza. Urla e morde mentre io spingo ed esploro con la lingua, le mostro tutto quello che ho, e finalmente siamo a senso unico. Uno specchio.
Solo alla fine guardo lui e quello che vedo non mi piace per niente, è una costrizione meccanica del sesso.
Flavio mi ha persa, penso, ma ancora non gliel’ho detto.

Fine.

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Mia Lò-2°parte

Qui come al solito nel pomeriggio. Silenzio. Oggi la tua dolce voce mi ha fatto compagnia in quasi tutta la mattina. Rimango sempre incantato, sospeso a mezz’aria nell’ascoltare la fantasia della mia mente che arriva te.
Che immagina e sogna a occhi aperti, al futuro, al nostro incontro, sempre più atteso, ansimante, che parte irrequieto e esplode in un grido immane.
Come gemiti d’amore. Al brivido di quell’istante e la tua voce silenziosa che mi penetra sempre più, lì, che mi prende suo per sempre, mi rapisce, mi trascina giù. Nessuna resistenza è possibile. Il corpo freme, si eccita a ogni movimento, intensità mai provate, impossibile stare fermi. Io qui, ad assorbire la tua presenza sempre più forte, più vicina, più amore mio, come un segreto, come amanti perduti nel tempo, come quelli che noi saremo, amanti a vita fino alla morte.
Le foglie cadranno, e arriverà l’estate, poi l’inverno e un nuovo anno, e noi sempre a sfiorarci di noi, mai stanchi, mai sazi…più vecchi ma sempre eterni nei nostri cuori. Le rughe si dilateranno nell’aria, le nostre labbra canteranno l’inno di noi, i corpi diventeranno più sensuali, più vogliosi…la pelle tremerà per ore e ore, farà camminare il nostro tempo, il nostro cammino.
Vorremo condividere tutto, persino l’ultima goccia di rugiada caduta sulle nostre bocche, asciugherò con la mia lingua tutto il tuo impercettibile odore, non rimarrà più nulla, solo la nostra essenza, unica e indistruttibile.
La tua voce, ancora lei, la mia pazzia, scorre nella mattina caotica e piovosa come da giorni ormai, mi paralizza, gonfia ancor di più il cuore, odora di viola l’universo, voglia, tanta voglia, con dentro il silenzio.Quello che mi fa dannare all’infinito. Cadenzata come un pianoforte che suona dolcissimo, ogni mio passo è tutto tuo, ogni qualsiasi cosa che stia facendo ti appartiene.Stiamo cadendo nel vortice della passione, dell’attrazione e dell’amore totale, e sento…che sto lasciarmi andare come non mai, come un disperato in mezzo all’oceano tempestuoso.
Schiavo di te, ho le catene, prendi le chiavi e custodiscile. Anzi gettale via. Non vorrò più nessun’altra dopo te. Mi farò male, forse anche morirò, per questo piango per me…mi sento spogliato…hai tutto.
La tua voce è andata via, nella tua vita di tutti i giorni…altre voci, altre braccia si solleveranno, e tante parole si fermeranno nelle pareti della tua casa. Io sono qui, nel vuoto sospeso ancora di te, e della cometa che mi hai lasciato…molto più solo…amaro ma come il sole. Essi serena nel tempo del nostro silenzio…Domani sarò ancora più tuo…nell’attimo e nell’istante..per sempre.

Claudio Ventodeldeserto

del 16.06.2008

In quella stanza (terza parte)….

In quella stanza ti tenevo nelle mie braccia come una dolce rosa stando attento a non sciupare i tuoi petali appena scomposti. I nostri corpi nudi non si vedevano più, erano evaporati nel buio di questo spazio stanziale saldati nelle emozioni imprecettibili dei vuoti che si creavano in noi. Le nostre mani che si giuntavano come forti perni di chiusura lasciavano le impronte indelebili dell’attimo. Le tue di mani mi schiantavano i ricordi di vecchie ferite cancellandole e facendo percorrere nuove strade nel sentirmi veramente uomo. Le parti epidermiche di noi che erano visibili si toccavano all’unisono eletterizzando la vita che in quel momento si stava compiendo.

Con calma iniziavo ad immergermi nei tuoi occhi del tuo viso controverso che non mi pareva vero di avere qui davanti, e la lenta passione si trasformava in un turbine inarrestabile, troppo inquieto troppo devastante per arginarlo. Il tuo corpo delineato al buio faceva male emanava quei sostanziali brividi di unicità  che mai avevo avuto a che fare. Il mio corpo orgasmico assorbiva il chiaro della notte che fendeva la sua profondità. Mille e tanti altri mille gemiti rompevano e squassavano l’aria rendendola di lavanda. Nelle chiusure di occhi dell’istante sentivo la felicità prorompente dell’amore assoluto, gemma introvabile dell’anima, non mi stancavo mai di te. Delle tue labbra che sapevano di sangue, di quelle piaghe ferite che si stavano formando in me, un possesso assurdo ma pieno di cuore. Solo una forte scarica mi sposso fatalmente, la consapevolezza di essere andato oltre quell’arcobaleno.Una stanchezza improvvisa mi colse.Piombai nel sonno mai riuscito quello che al risveglio non sarebbe mai dovuto accadere.

 

Segue

Claudio Ventodeldeserto

In quella stanza…2 parte.

Le nostre sagome longilinee segnavano le ore, i minuti e i secondi di quel giorno dove ci ritrovavamo a mangiare qualcosa oppure in movimento dentro l’auto nelle strade dritte come il destino, dove scorci di mare mosso ci faceva brillare le nostre emozioni sottolineate dagli sguardi che parlavano di noi. Cercavo di carpire ogni tuo impercettibile movimento e vedevo solo che piacere nel sapere che ero vicino a te e le lancette dell’orologio sembravano battere piano il tempo che stavamo trascorrendo insieme. Ma dopo siamo andati a guardare dove avremmo trascorso la notte foriera di mille passioni. Una stanza. Grande, dolce e accogliente dove il pulito regnava di odori di resina e di amore…come una casa, forse la nostra casa?

Ma poi ci siamo trovati fuori esplosi nella nostra gioia a guardarci a intravedere possibili scenari di follia del cuore di una storia nata da poco, mentre ti osservo dolce tenera intenso diamante che in quell’istante sta portandomi nella sera che è appena arrivata….un piccolo pasto e altre parole per conoscere le nostre anime e il tempo che ighiotte il momento dopo senza scampo, in un volo intenso..preciso dove le nostre ali si poseranno in quel preciso posto…

Mano nella mano fuori di casa ci incamminamo nel nostro abbracciarsi. I battiti del cuore si fanno sempre più inquieti e si incomincia a intravedere la presenza di quella stanza. Dentro di me mi accade qualcosa di unico e mai provato nella mia vita.Essere innamorato davvero. L’essenza di quell’amore che mai avrei creduto che avvenisse dentro lo scenario della mia esistenza. Ma ora è lì quell’amore vicino…molto vicino e inizio a prenderti le mani girandoti ti avvolgo luminosa in un abbraccio senza fine…ora sei distesa nel letto di quella stanza e ci guardiamo, nonostante siamo vestiti dei nostri abiti siamo completamente nudi. Il delirio della passione che porterà ad un incubo incessante del risveglio è appena iniziato….la morte deve ancora arrivare…è sera che introduce la notte..

 

-Segue.-

 

Claudio Ventodeldeserto

In quella stanza….

C’era la neve e anche la speranza quando sono partito. L’abbrivio di quel decollo è stato lungo e infernale con i minuti che non passavano mai, e nel viaggio si immergevano momenti forti misti a emozioni indicibili che riconducevano a odori di primavera ma ero in volo per arrivare nelle tue braccia. Nell’arrivo anche se con le nuvole piene e gonfie di pioggia notavo la delicatezza della tua esistenza, della persona che eri e della dolcezza che emanavi. Dei tuoi passi mi imbevevo nell’anima. e non c’era angolo d’aria dove i nostri sguardi non potessero incrociarsi. Potevo sentire l’intercalare dei battiti del cuore e le nostre mani si saldavano in una forte emozione, quella che mi faceva gioire fuori e piangere per la felicità dentro.

(L’incubo era ancora lontano, e la notte ancora non esisteva, neanche quella disperazione che al mattino mi avrebbe risvegliato, ne stelle cadenti e nuvole affollate, ma solo desideri incontrollabili che si facevano largo nella sfera intima e personale delle persone in essere…non c’era nessun presagio e tutto era tranquillo, lo si vedeva dagli aspetti felici e rilassati dei nostri esseri, dallo sguardo che si emanava e da tutto quello che sarebbe accaduto nel delirio della passione. Io ero felice come un ragazzo alle prime armi e ogni cadenza dei miei passi seguivano rumori forti del cuore che si ascoltavano al di la del mare)

 

Segue

 

Claudio Ventodeldeserto