Dimopiten Teone rap

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Nota introduttiva da parte dell’autore: un paese vero, della gente vera in uno squallido sodalizio senza fine.

Esci di qui, entra di là, batti i piedi a quaraqquaqquà. 

Piega di sotto, inclina di sopra le magagn si vuol che si scopra.

Fuma a destra e fuma a sinistra gira la telecamera sulla finestra.

Un passo di qui e uno di la e poi come niente ti trovi nel bar sbadatamente.

Sigaretta davanti e poi di fronte attenti alla madama nera come camaleonte.

Un minuto di qui un’altro di la è tutto quanto un gioco, ne hai sparate di balle pressapoco.

Dai che tra poco è mattino timbrami un po il mio cartellino che tra mezz’ora mentre cazzeggio,  mi giro i pollici e me ne vado a passeggio.

E mentre penso a come ti ho fottuto, un indice medio e ti saluto.

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google

 

 

Le perfidie del Belvedere

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Nota introduttiva da parte dell’autore: 

Prosegue la saga del paese virtuale medioevale Bordello Belvedere, tra lotte, inganni, perfidie, pergamene minatorie. Tutto si sussegue in un vortice di inutilità. La gente ormai ridotta a macchietta tra il potere dei vassalli e vassalli minori diventano irriverentemente servi della gleba. Tutti proni al sovrano fino al prossimo esternar di cantastorie.

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Orsù popolo di Bordello Belvedere venite a me,
vi narrerò di orchi, saltimbanchi, di pseudo dottori,
di maitresse mancate, di scribacchini anonimi,
di giostrai nullafacenti, di cortigiane compiacenti.
Manifestatevi gente e leggete.


Del movimento ardente e della testa pensante
ce chi crede al lato opposto del suo cranio
duro comprendonio come pietra vuota,
solerti a criticar chi di criticar suole in verità,
a scriver letter affastellate e grigie.
Del palazzo ducale fiero e inumidito dal leccar evidente,
si ride, si gioca a ber e far schiamazzi, le pance piene e
l’ego soddisfatto.


Un Re si aggira aizzando cani feroci che plaudono col dolce sguardo ammaliator una nebulosa corte di maghi a protezione si erge a difesa della cloaca silente, maghi senza testa pensator di manoscritti vè miei cari la spazzatur olezzosa si avverte persin nella magistera Katane.
Delle donne belle e pettinate ferme e turgide come el cemento armato, stucchevoli si sente il gracidar grottesco.


O si voi cari che ancora vi salvate da questo posto bello come lo sole ma inglorioso come il popolin accomodante, ascoltate questo povero cantastorie senza arte ne parte.


Or si intravedono strane figure che svolazzano scimmiottando, ragliando, clowneggiando incerto passo intorno a palazzo ducale e dintorni, facendo malefatte il ridere seppellirà un prossimo poema a venire. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Firmato il cantastorie di Bordello Belvedere
detto anche il giullare, il lombrico e cane idrofobo.

 

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google immagini