Pettoris

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Nota da parte dell’autore: se ce qualcosa che può allineare i nostri pensieri e le nostre idee è proprio il rispetto. Che si dovrebbe alle persone vere e leali e che invece viene fatto scempio dagli incapaci e incompetenti. Questo è un mio ritratto, ognuno si disegni il proprio.

Ho rispetto per i migranti e i morti in mare, ma ho un po più rispetto anche di chi (clochard) dorme sotto un ponte e muore di freddo, di un terremotato che non ha più una casa stabile da anni, delle persone anziane che rovistano dentro un cassonetto per cercare qualcosa da mangiare, di chi (italiano) non ha un lavoro e deve mantenere una famiglia di quattro persone, dei pensionati a 200 euro al mese. Ma anche dei migranti regolari che lavorano e pagano le tasse.

Ho rispetto per le persone omosessuali, ma anche e sopratutto degli etero, della mamma e del papà con bambini in una famiglia così composta, dei genitori a cui ingiustamente vengono tolti i loro figli e affidati freddamente altrove.

Ho rispetto per chi è in carcere ma ho ancor più rispetto per chi indossa una divisa e fa il suo lavoro, chi rispetta le regole, la propria identità, chi difende il pensiero altrui anche se non lo condivide.

Tutto il resto non lo rispetto. Chi si reputa tuo amico e oltre non conoscere il significato della parola ti tradisce e ti pugnala alle spalle, chi ti infama facendolo più volte, chi non comprende e neanche ha le palle per chiedere:”Mi spieghi cosa hai detto?”. Chi pensa di aver subito un torto da me e neanche chiede spiegazioni.

E non rispetto e non rispetterò chi da quel che qui ho scritto ha capito che ho voluto strumentalizzare qualcosa. Il tempo non può rimanere sempre lo stesso. Fieri di esserci tutti ma anche no.

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google

Le perfidie del Belvedere

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Nota introduttiva da parte dell’autore: 

Prosegue la saga del paese virtuale medioevale Bordello Belvedere, tra lotte, inganni, perfidie, pergamene minatorie. Tutto si sussegue in un vortice di inutilità. La gente ormai ridotta a macchietta tra il potere dei vassalli e vassalli minori diventano irriverentemente servi della gleba. Tutti proni al sovrano fino al prossimo esternar di cantastorie.

********************

Orsù popolo di Bordello Belvedere venite a me,
vi narrerò di orchi, saltimbanchi, di pseudo dottori,
di maitresse mancate, di scribacchini anonimi,
di giostrai nullafacenti, di cortigiane compiacenti.
Manifestatevi gente e leggete.


Del movimento ardente e della testa pensante
ce chi crede al lato opposto del suo cranio
duro comprendonio come pietra vuota,
solerti a criticar chi di criticar suole in verità,
a scriver letter affastellate e grigie.
Del palazzo ducale fiero e inumidito dal leccar evidente,
si ride, si gioca a ber e far schiamazzi, le pance piene e
l’ego soddisfatto.


Un Re si aggira aizzando cani feroci che plaudono col dolce sguardo ammaliator una nebulosa corte di maghi a protezione si erge a difesa della cloaca silente, maghi senza testa pensator di manoscritti vè miei cari la spazzatur olezzosa si avverte persin nella magistera Katane.
Delle donne belle e pettinate ferme e turgide come el cemento armato, stucchevoli si sente il gracidar grottesco.


O si voi cari che ancora vi salvate da questo posto bello come lo sole ma inglorioso come il popolin accomodante, ascoltate questo povero cantastorie senza arte ne parte.


Or si intravedono strane figure che svolazzano scimmiottando, ragliando, clowneggiando incerto passo intorno a palazzo ducale e dintorni, facendo malefatte il ridere seppellirà un prossimo poema a venire. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Firmato il cantastorie di Bordello Belvedere
detto anche il giullare, il lombrico e cane idrofobo.

 

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google immagini

Bordello Belvedere

Nota introduttiva dell’autore:

Poesia dedicata a un luogo vero popolato da persone finte.

 

Bordello Belvedere,

in vendita arroganza e ipocrisia,

il popolino che se ne frega,

denigratori amanti del proprio io.

Immorali praticoni del nulla,

dove cortigiane di gomma attendono regali nelle loro locande.

 

Bordello Belvedere,

dove la menzogna impera e il cinismo dilaga.

Perfidi plebei che innescano il deserto serale.

Il Re rinchiuso nelle segrete stanze urla sua onerosa incompetenza,

e suoi sudditi servili superbi alitano fetide arie turbinose di

generosa riconoscenza.

 

Bordello Belvedere,

borgo di bellezza paesaggistica immensa,

si insinuano corrotti ciarlatani,

in balia del tempo ondeggiante,

noiosi e pedanti,

abbondano del sorriso

nel sussultar parlar di spalle.

 

Spilorci con la pancia piena,

coscienza pari a zero.

Oh, io che vivo nel Bordello Belvedere 

mi sento offeso nel mio piccolo sapere

della tenace e forte onestà.

 

Testo e foto: Claudio Carnevali

Schiavo-Suite della pseudo rabbia

Schiavo-Suite della pseudo rabbia

Non sopporto più il rumore dell’ovvio
e neanche quello della giustificazione a tutti i costi;
urla e parole che si sovrappongono su idee vuote,
mille e più memorie che si scollegano simultanee,
creano un sistema che a tutti va bene,
ma che io non sopporto più.

Tutti allineati e schiavi del potere sociale ed economico,
delle file burocratiche, dei ladri politici salvati dai simili,
silenti e complici davanti alle barbarie della vita,
saccenti inutili, vergognosamente disumani.

Filosofi del nulla, gente arida che non sa più cosa significa
amare o abbracciare la vera amicizia,
persone cattive, insofferenti, branco di animali
senza più nessuna dignità, senza più punti di riferimento.

Corrotti fino all’anima,
criminali per diletto,
affondano nella guerra tra poveri
l’uso dell’arroganza inizio di forza demenziale
priva di ogni intelletto.

L’immane sotto acculturazione
che dilaga inarrestabile senza nessuno che possa arginare ciò, senza nessuno che sappia costruire vere strade solide del futuro che possa avviare una politica legalitaria e onesta.

Non mi indigno più,no,
sono oramai un automa
senza comandi, senza fili
la rabbia seppellita,rassegnata,
spingo via le parole al di là
di questo fragile deserto di anime.

Testo e foto modificata graficamente: Claudio Ventodeldeserto Carnevali

(De)Presso appunti piegati retroflessi

Vento di prospettiva

Niente v’è peggio

delle vie ondulatorie

dei disordini mentali

che esplodono cieca rabbia

tra il nascere e il calar degli

ingranaggi nella solitudine.

 

Testo e immagine: Claudio Ventodeldeserto

Appunti di seduzione 2-Per l’uomo che a volte deve chiedere/Come distruggere l’ego di una donna

FOTO APPUNTI DI SEDUZIONE 2

Piccola premessa per i lettori di genere maschile che avranno la sventura di leggere questi simpatici versi che seguiranno. Questo non è uno di quei manuali che si aggirano per la rete o per le librerie che dispensano consigli per cercarvi di farvi fare una delle cose più complicate in assoluto nella vita: ovvero come conquistare il cuore di una donna senza avere problemi. Il che è effettivamente una parola grossa. Potreste sicuramente avere meno danni se foste colpiti dalla peste bubbonica. Oppure sarebbe meno caotico per voi è vincere al superenalotto.

Diciamo che quello che vedrete scritto è una summa di esperienze più o meno divertenti che mi sono capitate nella mia vita di relazioni con il genere femminile. Diciamocelo chiaramente, non è che nel tuo quotidiano ti possa capitare di affrontare una tigre appena scappata dalla savana e che per puro caso si trova a incrociare il tuo cammino, ma con la donna ci devi andare abbastanza cauto, sennò il paragone con la tigre credimi potrebbe essere del tutto riduttivo e rimpiangeresti una tua eventuale collisione con il felino di cui prima.

Dovresti sapere che il genere femminile (e lo dovresti intuire perfettamente da come si veste) fa qualsiasi cosa per piacere e per per attrarre e questo l’uomo lo sa bene, e sai anche dei suoi comportamenti che posso arrivare fino al punto di farti collassare qualsiasi cosa tu abbia in intimo possesso (cuore, mente, anima) ma non hai ne le forze e ne le capacità per reagire davanti a orde di pazze scatenate. Eppure basterebbero alcuni accorgimenti tecnici per toglierti di impaccio e sopratutto (cosa importantissima) farti rispettare dal sesso femminile che a volte vanno oltre le capacità quadrimensionali di risolvere un equazione tricubica all’elevata potenza sferica.

Quello che ti spiego ora è un fatto simpatico che mi è capitato qualche tempo fa e, che se vuoi puoi mettere in pratica nel caso in cui qualche simpatica (si fa per dire) donzella abbia richiamato la sua attenzione su di te ma se la tira in una maniera che l’elastico prima o poi si romperà e ti investirà in pieno con tutte le conseguenze del caso.

Una di quelle donne che dopo che ha capito che tu provi interesse per lei, inizia a mettere in pratica tutta una serie di strategie tipicamente femminili cui l’unico scopo il più delle volte è farti uscire pazzo. Magari ti da buca all’appuntamento prestabilito oppure viene con ore di ritardo (d’altra parte per fare bene le ristrutturazioni ai palazzi gli operai ci mettono il loro tempo autoptico), ma meglio non mettere troppa carne al fuoco, dopo rischieresti di fare indigestione e non capire un tubo di quel che sto dicendo. Fai la dovuta pratica e ascolta passo passo.

Qualche anno fa durante i primitivi tempi di internet a 56k conobbi su una famosa chat una ragazza sui 35 anni che da subito provò un’aperta simpatia per me. Parlando del più e del meno vengo a sapere che è sposata da poco tempo e che secondo lei avrebbe fatto male a convolare a nozze (domanda: se lo pensava questo perchè lo ha fatto?) e mi racconta tante altre belle amenità che le donne hanno la sapienza di narrare, insomma per fartela breve decidiamo di incontrarci in un determinato giorno.

Peccato che all’appuntamento non si è presentata senza addurre alcuna motivazione plausibile, e ai miei ripetuti messaggi per sapere anzi per rincorrere una verità che non avrei mai saputo, ha imperato il vuoto assoluto. Qualche giorno dopo la rivedo sulla chat e non potendo nascondersi (magari avrebbe potuto chiudere la chat o mettersi in modalità invisibile -tipico delle donne che hanno qualcosa da nascondere- ma non lo ha fatto per fortuna) mi dice senza neanche scusarsi che aveva avuto un impegno improvviso con il marito e per farsi perdonare mi da un secondo appuntamento al quale non si ripresenta nuovamente.

Non vi sto a dire quello che ho pensato in quel momento di quella persona (meglio tacere), come non vi dico dei suoi successivi vergognosi silenzi ai messaggi che gli mandavo sul telefonino. Beh, qualche altro giorno dopo mi arriva una chiamata sul mio cellulare: era lei. Questa volta si scusa e ripete la stessa cosa della volta scorsa, ovvero che un improvviso impegno con il marito gli aveva impedito di venire togliendole però anche le sue forze di avvisare per tempo che questo sarebbe successo.

E mi fissa un terzo appuntamento. A questo punto gli dico chiaro e tondo: “Cerca di non fare come le altre due volte, se questa volta non ti presenti cerco a tutti i costi tuo marito e gli dico che mi stai importunando, quindi guarda cosa vuoi fare”. Evidentemente questo (paura eh?) ha fatto si che si presentasse finalmente a quell’appuntamento.

Non era niente male la ragazza. Non sto qui ora a descrivervi le sue caratteristiche fisiche che non è importante, l’importante è quello che era a livello mentale. Un vero disastro. Era una di quelle donne tutta fisicamente tirata, e a ogni colpo di parola sembrava che ce l’avesse solo lei e quindi l’uomo secondo lei non poteva non resistergli.

Decidiamo di andare in un bar nei dintorni (anche per mimetizzarsi alla vista di suo marito che non avrebbe gradito la visione) a parlare un po dei convenevoli di rito. Comprendo dopo un po che parliamo che nelle sue parole intravedo punte anzi un puntoni di morbida ipocrisia ipocodriaca da “casalinga disperata”, più tante altre cose dette in una maniera cosi sfacciata e volgare che mi facevano in quel preciso istante indossare i panni dell’uomo “oggetto”.

E a questo punto dentro di me scatta un moto di vera ribellione: una donna del genere andava punita, pianificai un diabolico piano. Era evidente che se fossimo andati da una parte -appartati- qualcosa sarebbe scattato (mi sono dimenticato di dirti che gli piacevo), magari non proprio sesso ma qualche toccatina qui e lì sicuramente ci sarebbe stata.

E allora gli propongo di andare da un’altra parte a fare una passeggiata. Saliamo nella sua macchina e, dopo esserci avviati in una determinata direzione lei ferma il veicolo e inizia a girare la testa verso di me. Mi guarda, mi fissa spietatamente come per dire: “Ora sei mio, dove pensi di andare?”. Io rimango fermo ad aspettare. Avevo già capito a un miglio di distanza le sue intenzioni.

Il suo viso si stava avvicinando inesorabilmente in silenzio al mio, le sue labbra (che devo ammettere erano molto belle e carnose) si stavano impattando frementi alle mie. Arrivate a pochissimi centimetri, credo che ci fosse pochissima luce di distanza e tutto era destinato a compiersi. All’improvviso tiro la testa indietro scuotendola negativamente e gli dico in modo serafico:

Non mi pare il caso, stiamo correndo troppo”. Credo che non abbia mai visto nella mia vita una serie di colori stamparsi sulla faccia di una persona. Passava dal violetto al nero intenso attraverso il rosso sangue nel giro di pochissimi momenti. Dopo essersi ripresa da questo choc traumatico di essere stata rifiutata mi dice: “Va bene, ora però è tardi e devo tornare a casa” e mi riporta nel punto preciso dove ci eravamo incontrati all’inizio senza proferire altre parole, ma credo se avesse voluto farlo mi avrebbe ucciso. 

E questo perché io mi sono comportato come fa di quasi di solito una donna in generale ma in più avevo fatto una cosa gravissima: avevo attaccato e poi distrutto il suo EGO di femmina. Avevo anche ammazzato la sua presunzione che un uomo deve sempre e comunque cadere nell’attrazione femminile. Una serie di crolli e macerie dentro di se impossibili da gestire.

Dentro di me, mi sono sentito fiero di aver fatto quel comportamento, certo se si fosse comportata differentemente e magari non era sposata ed io ero innamorato, non avrei mai posto in essere quelle cose. Tornando a casa mi arrivano una sequela di messaggi sul telefonino da parte sua pieno di insulti che per pudore non sto qui neanche a dirti il contenuto. Posso dirti che mai ne avevo ricevuti così tanti e con contenuti forti.

Ma ero contento di quello che avevo fatto e anche ora ti posso dire caro lettore di genere maschile, che non me ne sono assolutamente pentito. Quello che ti ho raccontato caro amico, non è perchè tu debba attuarlo sistematicamente con tutte le donne che ti capita di incontrare ma per cercare di pensare con la tua testa e vedere se quella femmina che hai davanti ha rispetto per te.

E non devi farti calpestare da questi esseri che nella maggior parte dei casi ti rovinano un po la vita. Tante vedono in noi solo il pisello al posto del cervello e si giustificano con questo nei loro comportamenti al di fuori di ogni ragionevole logica. Quindi mio caro amico frequenta tutte le donne che vuoi, ma sappi rendere la giusta pariglia a chi pensa di esserti superiore, e loro credimi pensano di esserlo.

Adotta i tuoi criteri per difenderti ma fallo da uomo vero, che non è quello che si può definire PUTTANIERE o uno di quelli che MALTRATTANO o VIOLENTANO (metodi schifosamente ripugnanti), ma non è neanche quello disposto a farsi mettere i piedi in testa solo perchè l’altra persona si chiama DONNA e con questo si sente autorizzata a fare di tutto.

Voi siete esseri alla pari e cosi che deve essere. Solo in questa maniera l’amore può annidarsi perfettamente e iniziare a volare. Bene, spero di rivederti ancora qui a leggere di queste storie, ma se anche non fossi uomo e invece sei donna sarò ancora più contento, nella vita come diceva qualcuno non si finisce mai di imparare. Anche nelle interazioni personali tra uomo e donna vige questa regola. Stay tuned!

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Foto: Google modificata graficamente da Claudio Ventodeldeserto

Post Mortem

Stefano Cucchi

Nella foto Google: Stefano CUCCHI

Toc toc? Permesso? Cercavo l’ingiustizia e l’ho trovata. A chi mi devo rivolgere affinchè questo scempio anti democratico finisca? Alle voci vuote? Ai silenzi delle coscienze civili? Quanta merda dovrà ancora essere spalata? Qualcuno ha cancellato dal vocabolario la parola scusarsi? Quante altre vergogne dovranno ancora passare? Quanta rabbia sotto i fiumi dovrà defluire e quanti rami dovremo mettere per arginare questo schifo? Ho trovato un cumulo di terra, sotto c’era seppellita la giustizia.

Mi vergogno di essere italiano.

Testo: Claudio Ventodeldeserto