Pettoris

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Nota da parte dell’autore: se ce qualcosa che può allineare i nostri pensieri e le nostre idee è proprio il rispetto. Che si dovrebbe alle persone vere e leali e che invece viene fatto scempio dagli incapaci e incompetenti. Questo è un mio ritratto, ognuno si disegni il proprio.

Ho rispetto per i migranti e i morti in mare, ma ho un po più rispetto anche di chi (clochard) dorme sotto un ponte e muore di freddo, di un terremotato che non ha più una casa stabile da anni, delle persone anziane che rovistano dentro un cassonetto per cercare qualcosa da mangiare, di chi (italiano) non ha un lavoro e deve mantenere una famiglia di quattro persone, dei pensionati a 200 euro al mese. Ma anche dei migranti regolari che lavorano e pagano le tasse.

Ho rispetto per le persone omosessuali, ma anche e sopratutto degli etero, della mamma e del papà con bambini in una famiglia così composta, dei genitori a cui ingiustamente vengono tolti i loro figli e affidati freddamente altrove.

Ho rispetto per chi è in carcere ma ho ancor più rispetto per chi indossa una divisa e fa il suo lavoro, chi rispetta le regole, la propria identità, chi difende il pensiero altrui anche se non lo condivide.

Tutto il resto non lo rispetto. Chi si reputa tuo amico e oltre non conoscere il significato della parola ti tradisce e ti pugnala alle spalle, chi ti infama facendolo più volte, chi non comprende e neanche ha le palle per chiedere:”Mi spieghi cosa hai detto?”. Chi pensa di aver subito un torto da me e neanche chiede spiegazioni.

E non rispetto e non rispetterò chi da quel che qui ho scritto ha capito che ho voluto strumentalizzare qualcosa. Il tempo non può rimanere sempre lo stesso. Fieri di esserci tutti ma anche no.

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google

Le perfidie del Belvedere

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Nota introduttiva da parte dell’autore: 

Prosegue la saga del paese virtuale medioevale Bordello Belvedere, tra lotte, inganni, perfidie, pergamene minatorie. Tutto si sussegue in un vortice di inutilità. La gente ormai ridotta a macchietta tra il potere dei vassalli e vassalli minori diventano irriverentemente servi della gleba. Tutti proni al sovrano fino al prossimo esternar di cantastorie.

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Orsù popolo di Bordello Belvedere venite a me,
vi narrerò di orchi, saltimbanchi, di pseudo dottori,
di maitresse mancate, di scribacchini anonimi,
di giostrai nullafacenti, di cortigiane compiacenti.
Manifestatevi gente e leggete.


Del movimento ardente e della testa pensante
ce chi crede al lato opposto del suo cranio
duro comprendonio come pietra vuota,
solerti a criticar chi di criticar suole in verità,
a scriver letter affastellate e grigie.
Del palazzo ducale fiero e inumidito dal leccar evidente,
si ride, si gioca a ber e far schiamazzi, le pance piene e
l’ego soddisfatto.


Un Re si aggira aizzando cani feroci che plaudono col dolce sguardo ammaliator una nebulosa corte di maghi a protezione si erge a difesa della cloaca silente, maghi senza testa pensator di manoscritti vè miei cari la spazzatur olezzosa si avverte persin nella magistera Katane.
Delle donne belle e pettinate ferme e turgide come el cemento armato, stucchevoli si sente il gracidar grottesco.


O si voi cari che ancora vi salvate da questo posto bello come lo sole ma inglorioso come il popolin accomodante, ascoltate questo povero cantastorie senza arte ne parte.


Or si intravedono strane figure che svolazzano scimmiottando, ragliando, clowneggiando incerto passo intorno a palazzo ducale e dintorni, facendo malefatte il ridere seppellirà un prossimo poema a venire. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Firmato il cantastorie di Bordello Belvedere
detto anche il giullare, il lombrico e cane idrofobo.

 

Testo: Claudio Carnevali

Foto: Google immagini

Bordello Belvedere

Nota introduttiva dell’autore:

Poesia dedicata a un luogo vero popolato da persone finte.

 

Bordello Belvedere,

in vendita arroganza e ipocrisia,

il popolino che se ne frega,

denigratori amanti del proprio io.

Immorali praticoni del nulla,

dove cortigiane di gomma attendono regali nelle loro locande.

 

Bordello Belvedere,

dove la menzogna impera e il cinismo dilaga.

Perfidi plebei che innescano il deserto serale.

Il Re rinchiuso nelle segrete stanze urla sua onerosa incompetenza,

e suoi sudditi servili superbi alitano fetide arie turbinose di

generosa riconoscenza.

 

Bordello Belvedere,

borgo di bellezza paesaggistica immensa,

si insinuano corrotti ciarlatani,

in balia del tempo ondeggiante,

noiosi e pedanti,

abbondano del sorriso

nel sussultar parlar di spalle.

 

Spilorci con la pancia piena,

coscienza pari a zero.

Oh, io che vivo nel Bordello Belvedere 

mi sento offeso nel mio piccolo sapere

della tenace e forte onestà.

 

Testo e foto: Claudio Carnevali

Schiavo-Suite della pseudo rabbia

Schiavo-Suite della pseudo rabbia

Non sopporto più il rumore dell’ovvio
e neanche quello della giustificazione a tutti i costi;
urla e parole che si sovrappongono su idee vuote,
mille e più memorie che si scollegano simultanee,
creano un sistema che a tutti va bene,
ma che io non sopporto più.

Tutti allineati e schiavi del potere sociale ed economico,
delle file burocratiche, dei ladri politici salvati dai simili,
silenti e complici davanti alle barbarie della vita,
saccenti inutili, vergognosamente disumani.

Filosofi del nulla, gente arida che non sa più cosa significa
amare o abbracciare la vera amicizia,
persone cattive, insofferenti, branco di animali
senza più nessuna dignità, senza più punti di riferimento.

Corrotti fino all’anima,
criminali per diletto,
affondano nella guerra tra poveri
l’uso dell’arroganza inizio di forza demenziale
priva di ogni intelletto.

L’immane sotto acculturazione
che dilaga inarrestabile senza nessuno che possa arginare ciò, senza nessuno che sappia costruire vere strade solide del futuro che possa avviare una politica legalitaria e onesta.

Non mi indigno più,no,
sono oramai un automa
senza comandi, senza fili
la rabbia seppellita,rassegnata,
spingo via le parole al di là
di questo fragile deserto di anime.

Testo e foto modificata graficamente: Claudio Ventodeldeserto Carnevali

(De)Presso appunti piegati retroflessi

Vento di prospettiva

Niente v’è peggio

delle vie ondulatorie

dei disordini mentali

che esplodono cieca rabbia

tra il nascere e il calar degli

ingranaggi nella solitudine.

 

Testo e immagine: Claudio Ventodeldeserto

Appunti di seduzione 2-Per l’uomo che a volte deve chiedere/Come distruggere l’ego di una donna

FOTO APPUNTI DI SEDUZIONE 2

Piccola premessa per i lettori di genere maschile che avranno la sventura di leggere questi simpatici versi che seguiranno. Questo non è uno di quei manuali che si aggirano per la rete o per le librerie che dispensano consigli per cercarvi di farvi fare una delle cose più complicate in assoluto nella vita: ovvero come conquistare il cuore di una donna senza avere problemi. Il che è effettivamente una parola grossa. Potreste sicuramente avere meno danni se foste colpiti dalla peste bubbonica. Oppure sarebbe meno caotico per voi è vincere al superenalotto.

Diciamo che quello che vedrete scritto è una summa di esperienze più o meno divertenti che mi sono capitate nella mia vita di relazioni con il genere femminile. Diciamocelo chiaramente, non è che nel tuo quotidiano ti possa capitare di affrontare una tigre appena scappata dalla savana e che per puro caso si trova a incrociare il tuo cammino, ma con la donna ci devi andare abbastanza cauto, sennò il paragone con la tigre credimi potrebbe essere del tutto riduttivo e rimpiangeresti una tua eventuale collisione con il felino di cui prima.

Dovresti sapere che il genere femminile (e lo dovresti intuire perfettamente da come si veste) fa qualsiasi cosa per piacere e per per attrarre e questo l’uomo lo sa bene, e sai anche dei suoi comportamenti che posso arrivare fino al punto di farti collassare qualsiasi cosa tu abbia in intimo possesso (cuore, mente, anima) ma non hai ne le forze e ne le capacità per reagire davanti a orde di pazze scatenate. Eppure basterebbero alcuni accorgimenti tecnici per toglierti di impaccio e sopratutto (cosa importantissima) farti rispettare dal sesso femminile che a volte vanno oltre le capacità quadrimensionali di risolvere un equazione tricubica all’elevata potenza sferica.

Quello che ti spiego ora è un fatto simpatico che mi è capitato qualche tempo fa e, che se vuoi puoi mettere in pratica nel caso in cui qualche simpatica (si fa per dire) donzella abbia richiamato la sua attenzione su di te ma se la tira in una maniera che l’elastico prima o poi si romperà e ti investirà in pieno con tutte le conseguenze del caso.

Una di quelle donne che dopo che ha capito che tu provi interesse per lei, inizia a mettere in pratica tutta una serie di strategie tipicamente femminili cui l’unico scopo il più delle volte è farti uscire pazzo. Magari ti da buca all’appuntamento prestabilito oppure viene con ore di ritardo (d’altra parte per fare bene le ristrutturazioni ai palazzi gli operai ci mettono il loro tempo autoptico), ma meglio non mettere troppa carne al fuoco, dopo rischieresti di fare indigestione e non capire un tubo di quel che sto dicendo. Fai la dovuta pratica e ascolta passo passo.

Qualche anno fa durante i primitivi tempi di internet a 56k conobbi su una famosa chat una ragazza sui 35 anni che da subito provò un’aperta simpatia per me. Parlando del più e del meno vengo a sapere che è sposata da poco tempo e che secondo lei avrebbe fatto male a convolare a nozze (domanda: se lo pensava questo perchè lo ha fatto?) e mi racconta tante altre belle amenità che le donne hanno la sapienza di narrare, insomma per fartela breve decidiamo di incontrarci in un determinato giorno.

Peccato che all’appuntamento non si è presentata senza addurre alcuna motivazione plausibile, e ai miei ripetuti messaggi per sapere anzi per rincorrere una verità che non avrei mai saputo, ha imperato il vuoto assoluto. Qualche giorno dopo la rivedo sulla chat e non potendo nascondersi (magari avrebbe potuto chiudere la chat o mettersi in modalità invisibile -tipico delle donne che hanno qualcosa da nascondere- ma non lo ha fatto per fortuna) mi dice senza neanche scusarsi che aveva avuto un impegno improvviso con il marito e per farsi perdonare mi da un secondo appuntamento al quale non si ripresenta nuovamente.

Non vi sto a dire quello che ho pensato in quel momento di quella persona (meglio tacere), come non vi dico dei suoi successivi vergognosi silenzi ai messaggi che gli mandavo sul telefonino. Beh, qualche altro giorno dopo mi arriva una chiamata sul mio cellulare: era lei. Questa volta si scusa e ripete la stessa cosa della volta scorsa, ovvero che un improvviso impegno con il marito gli aveva impedito di venire togliendole però anche le sue forze di avvisare per tempo che questo sarebbe successo.

E mi fissa un terzo appuntamento. A questo punto gli dico chiaro e tondo: “Cerca di non fare come le altre due volte, se questa volta non ti presenti cerco a tutti i costi tuo marito e gli dico che mi stai importunando, quindi guarda cosa vuoi fare”. Evidentemente questo (paura eh?) ha fatto si che si presentasse finalmente a quell’appuntamento.

Non era niente male la ragazza. Non sto qui ora a descrivervi le sue caratteristiche fisiche che non è importante, l’importante è quello che era a livello mentale. Un vero disastro. Era una di quelle donne tutta fisicamente tirata, e a ogni colpo di parola sembrava che ce l’avesse solo lei e quindi l’uomo secondo lei non poteva non resistergli.

Decidiamo di andare in un bar nei dintorni (anche per mimetizzarsi alla vista di suo marito che non avrebbe gradito la visione) a parlare un po dei convenevoli di rito. Comprendo dopo un po che parliamo che nelle sue parole intravedo punte anzi un puntoni di morbida ipocrisia ipocodriaca da “casalinga disperata”, più tante altre cose dette in una maniera cosi sfacciata e volgare che mi facevano in quel preciso istante indossare i panni dell’uomo “oggetto”.

E a questo punto dentro di me scatta un moto di vera ribellione: una donna del genere andava punita, pianificai un diabolico piano. Era evidente che se fossimo andati da una parte -appartati- qualcosa sarebbe scattato (mi sono dimenticato di dirti che gli piacevo), magari non proprio sesso ma qualche toccatina qui e lì sicuramente ci sarebbe stata.

E allora gli propongo di andare da un’altra parte a fare una passeggiata. Saliamo nella sua macchina e, dopo esserci avviati in una determinata direzione lei ferma il veicolo e inizia a girare la testa verso di me. Mi guarda, mi fissa spietatamente come per dire: “Ora sei mio, dove pensi di andare?”. Io rimango fermo ad aspettare. Avevo già capito a un miglio di distanza le sue intenzioni.

Il suo viso si stava avvicinando inesorabilmente in silenzio al mio, le sue labbra (che devo ammettere erano molto belle e carnose) si stavano impattando frementi alle mie. Arrivate a pochissimi centimetri, credo che ci fosse pochissima luce di distanza e tutto era destinato a compiersi. All’improvviso tiro la testa indietro scuotendola negativamente e gli dico in modo serafico:

Non mi pare il caso, stiamo correndo troppo”. Credo che non abbia mai visto nella mia vita una serie di colori stamparsi sulla faccia di una persona. Passava dal violetto al nero intenso attraverso il rosso sangue nel giro di pochissimi momenti. Dopo essersi ripresa da questo choc traumatico di essere stata rifiutata mi dice: “Va bene, ora però è tardi e devo tornare a casa” e mi riporta nel punto preciso dove ci eravamo incontrati all’inizio senza proferire altre parole, ma credo se avesse voluto farlo mi avrebbe ucciso. 

E questo perché io mi sono comportato come fa di quasi di solito una donna in generale ma in più avevo fatto una cosa gravissima: avevo attaccato e poi distrutto il suo EGO di femmina. Avevo anche ammazzato la sua presunzione che un uomo deve sempre e comunque cadere nell’attrazione femminile. Una serie di crolli e macerie dentro di se impossibili da gestire.

Dentro di me, mi sono sentito fiero di aver fatto quel comportamento, certo se si fosse comportata differentemente e magari non era sposata ed io ero innamorato, non avrei mai posto in essere quelle cose. Tornando a casa mi arrivano una sequela di messaggi sul telefonino da parte sua pieno di insulti che per pudore non sto qui neanche a dirti il contenuto. Posso dirti che mai ne avevo ricevuti così tanti e con contenuti forti.

Ma ero contento di quello che avevo fatto e anche ora ti posso dire caro lettore di genere maschile, che non me ne sono assolutamente pentito. Quello che ti ho raccontato caro amico, non è perchè tu debba attuarlo sistematicamente con tutte le donne che ti capita di incontrare ma per cercare di pensare con la tua testa e vedere se quella femmina che hai davanti ha rispetto per te.

E non devi farti calpestare da questi esseri che nella maggior parte dei casi ti rovinano un po la vita. Tante vedono in noi solo il pisello al posto del cervello e si giustificano con questo nei loro comportamenti al di fuori di ogni ragionevole logica. Quindi mio caro amico frequenta tutte le donne che vuoi, ma sappi rendere la giusta pariglia a chi pensa di esserti superiore, e loro credimi pensano di esserlo.

Adotta i tuoi criteri per difenderti ma fallo da uomo vero, che non è quello che si può definire PUTTANIERE o uno di quelli che MALTRATTANO o VIOLENTANO (metodi schifosamente ripugnanti), ma non è neanche quello disposto a farsi mettere i piedi in testa solo perchè l’altra persona si chiama DONNA e con questo si sente autorizzata a fare di tutto.

Voi siete esseri alla pari e cosi che deve essere. Solo in questa maniera l’amore può annidarsi perfettamente e iniziare a volare. Bene, spero di rivederti ancora qui a leggere di queste storie, ma se anche non fossi uomo e invece sei donna sarò ancora più contento, nella vita come diceva qualcuno non si finisce mai di imparare. Anche nelle interazioni personali tra uomo e donna vige questa regola. Stay tuned!

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Foto: Google modificata graficamente da Claudio Ventodeldeserto

Post Mortem

Stefano Cucchi

Nella foto Google: Stefano CUCCHI

Toc toc? Permesso? Cercavo l’ingiustizia e l’ho trovata. A chi mi devo rivolgere affinchè questo scempio anti democratico finisca? Alle voci vuote? Ai silenzi delle coscienze civili? Quanta merda dovrà ancora essere spalata? Qualcuno ha cancellato dal vocabolario la parola scusarsi? Quante altre vergogne dovranno ancora passare? Quanta rabbia sotto i fiumi dovrà defluire e quanti rami dovremo mettere per arginare questo schifo? Ho trovato un cumulo di terra, sotto c’era seppellita la giustizia.

Mi vergogno di essere italiano.

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Non mi piace

NON MI PIACE

Nota introduttiva a cura dell’autore

Il testo che propongo oggi è stato già pubblicato su facebook su nota del 17.05.2013 u.s. Sono dei versi che divergono un po dalle tematiche letterarie che vengono pubblicate in questo blog. Rappresentano quanto sta accadendo nel momento attuale su tutto quello che gira intorno alla politica e al nostro modo di fare critica. Credo che la cultura letteraria possa fare molto per smuovere le coscienze critiche (una cosa che manca assolutamente nel tessuto sociale), sicuramente è un esperimento rischioso in quanto certe frasi potrebbero non essere interamente interpretate ma sono certo che chi leggerà spero apprezzi questo accostamento. Noi siamo persone con una testa e un cervello, non facciamocelo rubare da nessuno.

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Posso dire NON MI PIACE? O faccio vilipendio a qualcuno? Mettiamo che qualche capo famiglia o per meglio dire qualche capo tribù vi imponga dall’alto della sua autorità, un matrimonio di cui non ne avete proprio nessuna voglia di affrontare o peggio ancora che non amate la persona che vi propongono si può aver coraggio di dire NON MI PIACE in considerazione che siamo in Italia e non in India dove vigono ancora le caste familiari? Si ha ancora diritto a dire la propria opinione oppure siamo in regime vero e proprio? Dire NON MI PIACE è un diritto e non è un reato. E volendo neanche si devono elencare le motivazioni che portano a dire NON MI PIACE basta il senso iniziale.

Esempio: Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano NON MI PIACE (sia prima e figuriamoci poi dopo la sua forzata rielezione);

il governo Letta a matrimonio forzato NON MI PIACE;

i giornali e la tv che fanno da cassa di accondiscenza su quanto sopra NON MI PIACCIONO;

l’arrogante Brunetta NON MI PIACE;

il ministro Alfano NON MI PIACE.

Si potrebbe andare avanti all’infinito il risultato porta solo a una conclusione: NON MI PIACE.

Cosi come NON MI PIACE l’argomento INGIUSTIZIE ALLE PERSONE, NON MI PIACE la vessazione sui deboli,

NON MI PIACE come risponde certe persone di una classe (casta) sociale politica.

Insomma aver le palle di dirlo: NON MI PIACE. E io lo dirò finchè questi non diventi reato. Nel qual caso lo diventasse allora possiamo parlare di vero regime di DITTATURA.

Il Minculpop è tra noi, difendiamoci da queste abberrazioni di sistema.

 

Testo e foto: Claudio Ventodeldeserto

 

La poesia della provocazione

La poesia del corvo

Ovvero: 

La poesia del corvo imbastitore di asole (dove per asole si intende togliere la A iniziale e rimane la frase sole che in dialetto romanesco significa fregature)

Introduzione a cura dell’autore del brano:

Quello che segue è un brano un po’ particolare: è l’ultimo in ordine di tempo da me composto nell’ambito della scuola di scrittura Roberto Agostini e che doveva servire come esercizio da proporre per la prossima sessione, che però non vedrà il sottoscritto della partita. Infatti come qualcuno avrà avuto modo di leggere attraverso la pagina di facebook del ritrovato “cafè poetico letterario” ho deciso di abbandonare detto corso in maniera irrevocabile causa forti contrasti con l’insegnante didattico che hanno poi portato lo stesso a velate critiche offensive attraverso la propria pagina di facebook. Questo brano doveva essere poi letto non prima di essere stato diverse volte votato sia da facebook e sia tramite per alzata di mano dei corsisti. E magari detto brano mandato via mail al tutor della scuola ed essere sottoposto a “pulitura” come è avvenuto per “Specchi riflessi” (un racconto tra i più tribolati mai scritti), tutto bene ma, peccato che era una provocazione.

Infatti avevo pensato di scrivere una poesia (tema previsto come esercitazione) scopiazzando uno dei tanti brani che scrisse il grande poeta dialettale Carlo Alberto Sallustri in arte Trilussa. Quel che ne è venuto fuori è quello che vedete sotto. Un testo in italiano ripulito, con qualche frase cambiata, le metriche distrutte e fatte a pezzi e con un appendice alla fine che si rifà alla famosa sinfonia nr.45 (cd. sinfonia degli addii)  del compositore austriaco Franz Joseph Haydn del 1772. Questo per l’appunto per fare una provocazione a chi dirige quella scuola e fargli fare una magra figura davanti a tutti dopo avermi massacrato (sempre davanti a quei tutti) nella sessione del corso del 26 febbraio scorso dove ero stato rimproverato di non aver giocato facendo competizione sportiva per essermi rifiutato di far votare per l’ennesima volta il racconto “Specchi riflessi” pur sottoponendola a lettura didattica. Questo poi ha dato vita a delle considerazione del Sig.Agostini sulla sua pagina di facebook del tutto fuori luogo a cui ho risposto attraverso la pagina del cafè (e mi scuso di averlo fatto, ma davanti alle infamie non sto zitto), prendendo poi dopo le sue ultime dichiarazioni la decisione di abbandonare la scuola e quindi la contestuale rinuncia a presentare questa composizione  che invece propongo qui con il brano comparato originale di Trilussa e una foto realizzata personalmente che canzona (con un piccolo corvo appoggiato sull’indice della mia mano disegnato a mano dall’amico Davide Licciardi, fotografo della foto di “Specchi riflessi”, e poi da me foto-montato) la famosa foto che ritrae di profilo Eugenio Montale con l’upupa nella famosa sua poesia (foto che appare tra l’altro nell’ultima dispensa inviata dal suddetto tutor e che quindi era un potenziale spunto). Il messaggio è chiaro: non si può essere maestri altisonanti se si trascurano certi particolari. Buona lettura a tutti e mi raccomando che quando si compone o un racconto, romanzo, poesia e quant’altro non si copia mai, neanche facendo ristrutturazione. Quella lasciamola ai tromboni della letteratura che ci stanno portando indietro nel tempo oltre il medioevo….

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La poesia del corvo imbastitore di asole

Mentre se ne sta andando l’ultima stella

e diventa più pallida la luna

c’è un piccolo corvo che si mette a beccare

tutte le rose sulla finestra della mia casa:

si nasconde tra i rami delle piante,

agita freneticamente la testa, si rinfresca con la rugiada e inizia a parlare.

 

L’altra mattina scendendo dal mio letto

mi venne l’idea di vederlo più da vicino,

ma il piccolo corvo che aveva capito le mie intenzioni

sbatté forte le ali e scappo riparandosi sopra il tetto.

-Ma cosa fai matto!- gli dissi

-Io non voglio prenderti mica- E per fargli vedere la mia buona volontà gli gettai due pezzi di mollica.

 

-Guarda che lo avevo capito- rispose nervoso allora il piccolo corvo che ritorno in basso, entro in casa dalla finestra e si appoggiò sul mio dito indice per esprimere chiaro e forte il suo concetto;

-Il problema non è che non mi fidi di te che invece sei persona onesta, lo so che non mi faresti mai del male, e so che mai e poi mai mi rinchiuderesti dentro una gabbia:

ma tu però sei un poeta, e la mia paura è che temo che tu mi possa mettere in una poesia.

 

E’ un bel pezzo che mi hai stancato con questi tuoi versi dedicati agli uccelli!

Per te loro sono buoni solo a cinguettare e a fare i rumori più strani. Onestamente ti pare giusto tutto questo?

Perché farci passare come stupidi senza capire neanche una parola da quello che esce dalle nostre bocche?

Nove volte su dieci la nostra voce che secondo te rallegra l’anima o il cuore o uno stridio straziante

non rappresenta per niente un canto d’amore, oppure un inno al sole, o un lamento della nostra indole.

 

No tutto questo significa avere la soddisfazione

di aver dato atto alla tua avida prossima remunerazione.

(contro tutte le ipocrisie delle conversazioni dei pseudo poeti)

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Post scriptum:

Nel culmine di un’ariosa e fluttuante sinfonia musicale, gli orchestrali smisero improvvisamente di suonare a turno, poi si alzarono e  uscirono dalla sala in perfetta fila indiana. Il direttore d’orchestra rimasto a quel punto da solo, fissò il vuoto di quella profondità angolare del tutto vuota per qualche istante, e raccolse tutti i spartiti. Usci anche lui, chiuse la porta e se ne andò via per sempre….

Questo invece l’originale:

POESIA DI TRILUSSA

 Claudio Ventodeldeserto

Lezioni in corso (ovvero…appunti critici)

CLAUDIO VENTODELDESERTO

Martedì 12 febbraio 2013, ore 20.00 seconda sessione di corso. Viene steso tra i libri della sede delle lezioni un foglio dal conduttore del corso Roberto Agostini dove vicino ai nomi degli autori partecipanti alla scuola, vengono riportate alcune cifre fatte da lui facendo dei calcoli mediante il “mi piace” attraverso la pagina del corso di facebook dove sono pubblicati praticamente tutti i racconti. Seguendo queste cifre risulta (ma non è importante questo, lo dico solo con una punta di velata ironia) oltre a essere l’autore di sesso maschile con la percentuale di gradimento più alta (anche di qualche autrice femminile), che un ipotetico lettore su quattro avrebbe comprato un mio eventuale libro. Sarei ovviamente felice di ciò, ma siamo sicuri che quel lettore lo compra davvero quel libro? Un “mi piace” su facebook e questo lo dico da tempo, equivale a un zero meno dello zero e questo vale per qualsiasi argomento figuriamoci in letteratura. Un gradimento effimero non corrisponde a un acquisto vero. Ma sono considerazioni del tutto personali. Allora se dovessi prendere a parametro questo blog sulla base delle statistiche dell’ultimo anno avrei dovuto vendere cinque o più libri. Sul blog le cose sono diverse. La gente è più di qualità, quando si tratta di leggere un rullo lungo tre anni non si scherza, è in certi casi difficile leggerlo più di un cartaceo specialmente se consta di oltre 200 pubblicazioni. Ma veniamo a due punti rilevati durante la sessione e cui mi preme dire qualcosa:

TRASI INTRA LU ME CORI (ENTRA DENTRO IL MIO CUORE). E’ il racconto da me composto per il corso (il primo in assoluto) e pubblicato sia sulla pagina facebook del corso e sia su questo blog in contemporanea. Durante la seconda sessione è stato letto insieme a tutti gli altri racconti degli autori corsisti, e devo dire è piaciuto tanto così come la tematica non facile da mettere insieme. Ma durante la lettura il conduttore Roberto Agostini ha mosso una punta di critica in quanto in alcuni passaggi c’erano diverse frasi di retorica. Ok, accettiamo la critica ma questo è il mio modo di fare e la retorica è quella che mi ha fatto condire tante composizioni senza la quale avrebbero saputo di nulla. Una partecipante al corso (che non mi ricordo il nome) ha detto la cosa giusta:”Io non cambierei nulla” e infatti niente cambierò, io sulle cose sono duro a piegarmi, non ho mai accettato compromessi di nessun genere nella mia vita letteraria (se così la vogliamo chiamare)

ALESSANDRO DIAFERIO. Nella stessa sessione di lettura è stato letto il brano Ancora un millimetro” di uno degli autori secondo me più interessanti del corso: Alessandro DIAFERIO. Un ragazzo giovane e promettente al suo esordio (come il sottoscritto del resto), una forza narrativa trascinante come pochi capace di farti vivere in un vero sogno (che è la tematica base delle scritture). Brano che ho vissuto in maniera travolgente durante la lettura di Roberto Agostini il quale però apprezzando i versi bacchetta più volte sul titolo che viene ritrovato in alcuni passaggi dei brani. Se è pur vera la tesi che un titolo non deve inficiare sul testo del brano è anche vero che quando ci sono delle valide qualità in un autore ci si deve passare sopra magari parlandone a quattr’occhi. Alessandro secondo me se vince il suo profondo essere introverso tra qualche anno ne sentiremo parlare parecchio e in termini altamente qualitativi.

Questi secondo me erano i due dei più importanti punti da mettere in discussione in questa sorta di editoriale blogghistico del corso. Ci sarebbero stati anche altri argomenti come ad esempio gli editori di cui si è parlato a proposito di un gradimento a un autrice messo proprio da una casa editrice su facebook  e la simpatia e consenso sulla maggior parte delle autrici femminili del corso che guarda caso oltre a essere state le più alte in percentuale (vedi sopra il fattore statistiche) hanno ricevuto anche pochissime critiche in lettura (una è stata anche definita intellettuale, e io chi sono Babbo Natale?) ma preferisco chiuderla qui magari riaprendo il discorso un’altra volta. Devo dire che questa avventura della scuola mi sta esaltando, ma sono coi piedi puntati per terra in maniera seria senza fare o strafare. Dico solo dal mio essere presuntuoso, che qualcuno deve iniziare a temermi. Posso scrivere ancora meglio di quanto posso aver fatto fin’ora e il merito semmai lo darò a questo blog e a tutta la gente che lo legge che è il vero padrone editoriale dello stesso. Con simpatia e antipatia dal vostro Claudio Ventodeldeserto.