Il negozio

IL NEGOZIO

 

Non so perché ma vedendo quel negozio qualcosa mi diceva di entrare. Sinceramente non è che avessi voglia o in mente di comprare qualcosa ma c’era come un capo magnetico che mi attirava peggio di cento calamite. Era un negozio con tante cose. Uno scaffale pieno di souvenir del posto, dei bellissimi ricami, qui e lì dei centro-tavola, cartoline,penne e degli oggetti veramente originali. Ero entrato con l’aria di chi si era smarrito, perso nel luogo e cercavo di focalizzare con una convincente ragionevolezza il perché mi trovassi proprio lì dentro.

Davanti a me a un certo punto, di spalle, intravedo una figura femminile coi capelli biondi che girandosi di scatto mi chiede: “Desidera qualcosa?”

Materializzata davanti a me intravedevo a quel punto un angelo. Un bellissimo angelo. Capelli biondi e occhi azzurri con una camicia addosso che lasciava intravedere un meraviglioso balconcino che puntava dritto verso di me. Indossava poi un semplice paio di jeans molto aderenti che facevano vedere forme geometriche costruite in forma architettonica perfetta.

Ecco, mi ricordo che il tempo si fermò su quella sua domanda. Desiderare qualcosa. A me non serviva nulla. Ma dentro i miei afflussi sanguigni tutto si mise in moto inesorabilmente. Un lento e progressivo scombussolamento con ondate che stavano per infrangersi nel mio cuore.

“Volevo solo dare un’occhiata, è possibile?” risposi io con immane fatica cercando di deviare lo sguardo su di lei puntando da un’altra parte del locale. Lei con il viso da eterna ragazzina (accidenti, che coro di emozioni nel vederla), sorrise e mi disse:”Ma certo, faccia pure”.

La sua voce. Melodiosa che prendeva empaticamente. Mi meravigliavo come non avesse imperfezioni. O era qualcosa che stava nascendo che me la faceva immaginare in quella maniera? Credevo a quel punto che lei si mettesse a fare altro che so…mettere a posto i scaffali, o magari servire altri clienti che però non c’erano, invece di mise a fissarmi e sarei voluto scappare via, ma le gambe mi bloccarono senza via di fuga.

I suoi occhi che in quel momento avevano preso la forma di un lago o di acqua di mare con tutte le annesse crespature, indagavano ed esploravano erano come se mi conoscessero. E più passava il tempo e più sentivo l’imbarazzo. Se fossi andato via senza comprare nulla non avrei fatto una gran bella figura e poi non l’avrei vista più, ma rimanere lì in quel insostenibile impasse non portava a nulla. Ma d’altra parte non riuscivo a proferire neanche un piccolo colpo di tosse quelli che di solito ti levano di impaccio. Avevo anche perso il tempo da quando ero entrato, chissà da quanto stavo lì. Era troppo dannatamente bella e sensuale da abbraccio avviluppante e bacio senza regole. Al’ improvviso trovai su uno scaffale in alto delle stupende orchidee di carta fatte rigorosamente a mano che si trovavano dentro una scatola di plastica trasparente con un denso fiocco rosso. Finalmente avevo trovato la scusa per poter divincolarmi una volta per tutte da quella situazione. Lei con mosse a dir poco sensualmente erotiche prese la scala e si alzo per prendere quel che avevo scelto. Inevitabilmente ho dovuto distogliere immediatamente lo sguardo da quelle natiche disegnate ad arte. Scendendo non smise neanche un secondo di sorridere e anzi una volta sul bancone appoggiata la confezione disse:

“Beata la fortunata che la riceverà. Questa orchidea simbolo del grande amore non sfiorirà mai anche se non avrà il suo odore”

Dissi che non volevo nessun pacco regalo, pagai il tutto e trovando il coraggio a quattro mani dissi:

“ Tu sei la fortunata, lo regalo a te”

Il suo sorriso allora smise di fare luce nel suo volto e il tutto venne sostituito da uno stupore senza fine che la lasciò inebetita.

Approfittai di quel mosaico mancante che ritrovai per uscire di corsa dal negozio e dileguarmi in mezzo alla folla. Da lontano la sua figura fuori da locale alla ricerca di chi osò fare una simile cosa. Ma ero irraggiungibile, fuori portata, meglio così anche se qualcuno potrebbe dire che non si sprecano tali occasioni. Paura mia che non volevo scoprire la parte scolpita del suo cuore cosa volesse dire.

 

Testo: Claudio Ventodeldeserto

Immagine: Google modificata graficamente da Claudio Ventodeldeserto

 

Raccolte (da Cafè poetico letterario)

Raccolte

Noi ci contrattiamo a muso duro e rinviamo ogni altra logica che niente abbia a vedere con questo impassibile amore proibito,
abbiamo la necessità di metterci le spalle al muro,
umiliandoci, costringendo noi a fare noi quei passi necessari
che la nostra anima ritiene inaccettabile.

12.06.2012

 

La poesia più bella l’ho scritta su di te,
sulla pelle che ho attraversato solcando l’orizzonte,
bevendo i colori dell’anima,
le parole che hanno fatto un contorno alle sensazioni.
Dal momento in cui ti visto non ho fatto altro che desiderare te
legarmi alle tue catene,
diventare sorgente delle profondità marine che hai aperto
rilevando la femmina che eri.
Ora e sempre l’oscurità
non mi hanno più permesso
di finire quella poesia.

13.06.2013

 

Adoro quando ondeggi della tua eccitazione,
essere paradisiaci nel centro della visione del piacere,
ci massacriamo le carni vive.
Ci aggrappiamo al piacere,
essenza di passione,
mi implori di appartenerti e io
ho ancora sete di te…

18.06.2013

 

Labbra scatenanti, libidinose
che fanno soffrire,
umide, bagnate,calde.
Parte superba della forte mia ossessione,
le pretendo compulsivamente,
il suo possesso completa la parte
migliore degli esseri che siamo.

19.06.2013

 

Claudio Ventodeldeserto

Post Mortem

Stefano Cucchi

Nella foto Google: Stefano CUCCHI

Toc toc? Permesso? Cercavo l’ingiustizia e l’ho trovata. A chi mi devo rivolgere affinchè questo scempio anti democratico finisca? Alle voci vuote? Ai silenzi delle coscienze civili? Quanta merda dovrà ancora essere spalata? Qualcuno ha cancellato dal vocabolario la parola scusarsi? Quante altre vergogne dovranno ancora passare? Quanta rabbia sotto i fiumi dovrà defluire e quanti rami dovremo mettere per arginare questo schifo? Ho trovato un cumulo di terra, sotto c’era seppellita la giustizia.

Mi vergogno di essere italiano.

Testo: Claudio Ventodeldeserto