La poesia della provocazione

La poesia del corvo

Ovvero: 

La poesia del corvo imbastitore di asole (dove per asole si intende togliere la A iniziale e rimane la frase sole che in dialetto romanesco significa fregature)

Introduzione a cura dell’autore del brano:

Quello che segue è un brano un po’ particolare: è l’ultimo in ordine di tempo da me composto nell’ambito della scuola di scrittura Roberto Agostini e che doveva servire come esercizio da proporre per la prossima sessione, che però non vedrà il sottoscritto della partita. Infatti come qualcuno avrà avuto modo di leggere attraverso la pagina di facebook del ritrovato “cafè poetico letterario” ho deciso di abbandonare detto corso in maniera irrevocabile causa forti contrasti con l’insegnante didattico che hanno poi portato lo stesso a velate critiche offensive attraverso la propria pagina di facebook. Questo brano doveva essere poi letto non prima di essere stato diverse volte votato sia da facebook e sia tramite per alzata di mano dei corsisti. E magari detto brano mandato via mail al tutor della scuola ed essere sottoposto a “pulitura” come è avvenuto per “Specchi riflessi” (un racconto tra i più tribolati mai scritti), tutto bene ma, peccato che era una provocazione.

Infatti avevo pensato di scrivere una poesia (tema previsto come esercitazione) scopiazzando uno dei tanti brani che scrisse il grande poeta dialettale Carlo Alberto Sallustri in arte Trilussa. Quel che ne è venuto fuori è quello che vedete sotto. Un testo in italiano ripulito, con qualche frase cambiata, le metriche distrutte e fatte a pezzi e con un appendice alla fine che si rifà alla famosa sinfonia nr.45 (cd. sinfonia degli addii)  del compositore austriaco Franz Joseph Haydn del 1772. Questo per l’appunto per fare una provocazione a chi dirige quella scuola e fargli fare una magra figura davanti a tutti dopo avermi massacrato (sempre davanti a quei tutti) nella sessione del corso del 26 febbraio scorso dove ero stato rimproverato di non aver giocato facendo competizione sportiva per essermi rifiutato di far votare per l’ennesima volta il racconto “Specchi riflessi” pur sottoponendola a lettura didattica. Questo poi ha dato vita a delle considerazione del Sig.Agostini sulla sua pagina di facebook del tutto fuori luogo a cui ho risposto attraverso la pagina del cafè (e mi scuso di averlo fatto, ma davanti alle infamie non sto zitto), prendendo poi dopo le sue ultime dichiarazioni la decisione di abbandonare la scuola e quindi la contestuale rinuncia a presentare questa composizione  che invece propongo qui con il brano comparato originale di Trilussa e una foto realizzata personalmente che canzona (con un piccolo corvo appoggiato sull’indice della mia mano disegnato a mano dall’amico Davide Licciardi, fotografo della foto di “Specchi riflessi”, e poi da me foto-montato) la famosa foto che ritrae di profilo Eugenio Montale con l’upupa nella famosa sua poesia (foto che appare tra l’altro nell’ultima dispensa inviata dal suddetto tutor e che quindi era un potenziale spunto). Il messaggio è chiaro: non si può essere maestri altisonanti se si trascurano certi particolari. Buona lettura a tutti e mi raccomando che quando si compone o un racconto, romanzo, poesia e quant’altro non si copia mai, neanche facendo ristrutturazione. Quella lasciamola ai tromboni della letteratura che ci stanno portando indietro nel tempo oltre il medioevo….

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La poesia del corvo imbastitore di asole

Mentre se ne sta andando l’ultima stella

e diventa più pallida la luna

c’è un piccolo corvo che si mette a beccare

tutte le rose sulla finestra della mia casa:

si nasconde tra i rami delle piante,

agita freneticamente la testa, si rinfresca con la rugiada e inizia a parlare.

 

L’altra mattina scendendo dal mio letto

mi venne l’idea di vederlo più da vicino,

ma il piccolo corvo che aveva capito le mie intenzioni

sbatté forte le ali e scappo riparandosi sopra il tetto.

-Ma cosa fai matto!- gli dissi

-Io non voglio prenderti mica- E per fargli vedere la mia buona volontà gli gettai due pezzi di mollica.

 

-Guarda che lo avevo capito- rispose nervoso allora il piccolo corvo che ritorno in basso, entro in casa dalla finestra e si appoggiò sul mio dito indice per esprimere chiaro e forte il suo concetto;

-Il problema non è che non mi fidi di te che invece sei persona onesta, lo so che non mi faresti mai del male, e so che mai e poi mai mi rinchiuderesti dentro una gabbia:

ma tu però sei un poeta, e la mia paura è che temo che tu mi possa mettere in una poesia.

 

E’ un bel pezzo che mi hai stancato con questi tuoi versi dedicati agli uccelli!

Per te loro sono buoni solo a cinguettare e a fare i rumori più strani. Onestamente ti pare giusto tutto questo?

Perché farci passare come stupidi senza capire neanche una parola da quello che esce dalle nostre bocche?

Nove volte su dieci la nostra voce che secondo te rallegra l’anima o il cuore o uno stridio straziante

non rappresenta per niente un canto d’amore, oppure un inno al sole, o un lamento della nostra indole.

 

No tutto questo significa avere la soddisfazione

di aver dato atto alla tua avida prossima remunerazione.

(contro tutte le ipocrisie delle conversazioni dei pseudo poeti)

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Post scriptum:

Nel culmine di un’ariosa e fluttuante sinfonia musicale, gli orchestrali smisero improvvisamente di suonare a turno, poi si alzarono e  uscirono dalla sala in perfetta fila indiana. Il direttore d’orchestra rimasto a quel punto da solo, fissò il vuoto di quella profondità angolare del tutto vuota per qualche istante, e raccolse tutti i spartiti. Usci anche lui, chiuse la porta e se ne andò via per sempre….

Questo invece l’originale:

POESIA DI TRILUSSA

 Claudio Ventodeldeserto