Notte

 

Le immagini catturate di notte hanno un sapore del tutto diverso da quello che noi potremmo mai pensare. La prima cosa che viene in mente è l’intensità persistente degli odori che si insinuano nei percorsi d’aria. I sogni delle anime vaganti poi assumono rilievi decisi dove si aprono nuove prospettive. Gli odori dicevo, ecco sono dei sentori che li vedi delineare e sospirare come persone vere, li vedi camminare, calpestare e mai che vadano fuori dal rigo.

Nel mentre si fanno avanti immagini che rappresentano scatti fotografici mai uguali se li metti l’uno vicino l’altro. Quell’attimo che vedi vuoto, istintivamente si riempe come  una rappresentazione allegorica. Va in onda l’essere noi stessi in un particolare momento del giorno, quel giorno che però non ha luce ne simbiosi interiori e ne tanto meno riflesso. Quei sogni diventano le porte più difficili da interpretare. Ci sono anime che vagano con gli occhi a pensare come possono indirizzare il loro destino, il loro bravo discorso tutto intendi e volontà.

Tutto è maledettamente fermo in attesa che un qualcosa di relativamente ibrido le faccia ripartire, le voci nella notte prendono sfumature ragionevolmente allineate al loro modo operandi, ci sono chiusure e aperture, passi lunghi e brevi. Un tenue caffè stacca la corda di un tempo che inesorabilmente sbatte rumorosamente il passo. Poi le arterie vitali iniziano a muoversi di nuovo e cercano di risalire alla cima estrema bypassando ricordi cronologici duttili.

Persone che sembrano paesaggi, e tu ci stai scorrendo accanto, un’attore forse consumato che cerca di recitare fiutando a caso le battute ritmando, sperando che vada bene la prima. Saggiare fette di tempo che scorre in attesa che torni la luce australe. A quel punto quello che si era formato (sdoppiandosi), l’anima si riappropria del corpo solitario. In un tenue bagliore dell’alba, tutta la scena sapientemente creata ha termine, il foglio si gira.

Foto e testi di Claudio Ventodeldeserto

 

Nuovo capitolo

 

(Foto Google rielaborata graficamente da Claudio Ventodeldeserto)

Siamo smarriti in questa pagina bianca dove non ci sono righe allineate, perché abbiamo fermato le emozioni per aumentare i sensi. Non riusciamo a trovare quel punto di riferimento se non in quella esplorazione che ci attrae calamitosi e accorcia questa distanza spazio temporale.

Gli occhi solo riescono a narrare una storia, una storia fatta di arbusti rigogliosi, di ascese improvvise dove ciottoli umidi si scalfiscono appena. Diventi poderosa offerta di natura aperta, profonda e oscena ma rispettabile.

Riuscendo a emettere luce in un punto morto del tempo, guadagni insostenibile stima, sei dono prezioso della valle appena inseminata perlata di sangue passionale proietti la tua immagine di donna ancella di sapienza, esperienza del tuo conoscere terrestre.
Non andremo mai fuori dal rigo che abbiamo creato, ci fermeremo prima del muro che delimita il confine sazio della vocazione di orgasmici tentacoli sulfurei, siamo noi che abbiamo fatto nascere un nuovo giorno.

Claudio Ventodeldeserto

 

 

Delirium

 

(Foto: Google)

Quando sono in un centro commerciale, nove volte su dieci piango nei camerini, «lo schifo in persona», penso. Da piccola mi graffiavo lo stomaco ed il resto del corpo, con le unghie, così, per spregio verso me stessa. Ho passato un periodo in cui mangiavo e salivo in bagno per provocarmi il vomito, prendevo le forbici e mi tagliavo i capelli per poi «guarda, che bello schifo!». Ci sono stati momenti in cui piangevo ogni giorno: «Perché? Perché devo essere in questo corpo, con questa faccia, con queste gambe, labbra, occhi?».

Se mi guardo allo specchio per più di quindici minuti inizio a sclerare, ci sono sbalzi d’umore tremendi, da un ‘sì, sono accettabile, quasi carina’ ad un ‘faccio schifo, ma ormai mi vedono da sedici anni, si saranno abituati’. Ci sono periodi in cui riesco a scherzare sul mio aspetto, altri dove piango come una bambina, e mi dispiace che oggi faccia parte del secondo periodo, mi spiace perché non posso fare considerazioni ironiche, che possano far ridere voi ed anche me. Non parlo di obesità od anoressia, perché non faccio parte di nessuna di queste categorie, parlo di persone ‘sane’, nel senso che non hanno malattie legate al peso, persone che fisicamente stanno bene ma tali non si vedono.

E queste persone possono nascondersi dietro un sorriso, una risata storta, la vostra compagna di banco, per esempio, o la ragazza in fondo al pullman, con la matita nera e le felpe grandi. Può essere la ragazza più bella, quella per cui andate matti, quella serena che non ha niente di speciale, una vostra amica.
Pensateci prima di criticare una persona, prima di esprimere un giudizio affrettato, un «si sa che…», no, perché in realtà non si sa proprio niente.
Le ‘cazzate da depresse’ per alcuni, sono problemi esistenziali per tanti. Ciò che può essere una risata per molti, è un pianto amaro per altri.

Brano tratto da Delirium su facebook

Adattamento letterario con immagine: Claudio Ventodeldeserto

Attesa, attimi di volo…

 

Mi  sono messo ad aspettare rispettando quel fragoroso silenzio, appena mosso da calpestii casuali che ritmavano e scandivano il tempo senza odore. Ho accarezzato questo mio essere fermo bloccato alla parete dell’attesa dove anime al rallentatore vagavano per poterne uscire via. Poi finalmente è giunto l’attimo per incanalarsi per le procedure del volo come gabbiani in lontananza che stanno spiccando il loro librare nell’aria. Attimi che stanno tornando come calamite in un ripetersi di rituali del tempo che dimentichiamo.

 

Claudio Ventodeldeserto

Foto tratte da Google e rielaborate da Claudio Ventodeldeserto

Anime in tempesta

 

(Foto: Susanna Casciani)

Noi appena sconosciuti, abbiamo divelto questa tempesta tropicale di fine estate mangiando suole e cemento per giungere senza fiato sulla soglia del portone di casa dove ci rifugiamo per raggiungere la nostra sferica alcova dei sogni.

Al primo piano ti sento prendere la mia mano, impercettibile piuma sincronizzata, al secondo piano ti sento avvicinarti lineare: contatto di calore e accensione del desiderio, al terzo piano sento appoggiare un fragrante velluto di labbra su analoghe suppliche di desiderio (un bacio scandaloso).

Cosa succederà quando saremo arrivati nella nostra magica dimensione di fluttuazione carnale?

 

Claudio Ventodeldeserto

Quello che sai essere

 

(Foto Google rielaborata da Claudio Ventodeldeserto)

Sei un forte segnale di richiamo per le mie onde in miniatura che da lontano partono silenziose e diventano improvvisi impetuosi draghi che, alimentano calore nella poderosa vegetazione trascinando (ardentemente) l’indecisionale movimento, tracimante il nostro volersi appartenere.

Sai giocare bene le tue carte ponendoti voluminosa nei gesti silenziosi come raffinata sensale del peccato. Sai scartare sapientemente ogni pudore con la tua magica arte femminile, sai giocare magistralmente con ogni modulatoria movenza, sai guardare facendo capire l’infinito.

Non sei mai simbolica. Sei una magica comunicatrice di pensieri, una Venere irreale che apre le anime da cercare nelle pagine della pelle, dove tutto respira e diventa di inestimabile valore.

Padrona come non mai, cavalchi l’attimo regalando la gioia insolubile che si interfaccia con il piacere dimensionale della seconda vita, come Demetra sai regalare semi della tua fertile coscienza orgasmica, mitologico affusolato calice di sangue che affluisce per essere marchiata di condivisa eccelsa appartenenza, nella mattina ambrata siamo ombre di ferro liquefatto.

 

Claudio Ventodeldeserto