Istantanee itineranti

(Foto Google, rielaborata graficamente da Claudio Ventodeldeserto)

Trovo in queste parole riprovevole ipocrisia, un orda di indifferenza
che si mescola nella cenere di quotidiana moltitudine
dove ogni volto diventa maschera.

Le frasi sempre quelle, uguali come orizzonti paralleli,
escono sorde e assorbono l’aria rarefatta dei scarichi velenosi.
Potrebbero scaturire parole istintive e taglienti
per ottenere una distinzione naturale di difesa nell’essere veri
dalla falsità più ovvia.

Richiudo questo cassetto e tronco un verso che non mi torna
alla fine del discorso, trovare un sorriso è dietro quella mitologica
insormontabile vetta.

Claudio Ventodeldeserto

Pensarti fatale

(Foto: Michael Wahle)

Mi sono arenato nelle linee immaginarie e nei solchi della consistenza di te e non riesco a intravederne l’uscita. Provo ad andarne fuori, ma sono come strade che girano su se stesse ritrovandosi nello stesso incrocio, lo stesso punto. Non riesco a scollare questo abbraccio furioso pieno di carnalità e a bocca aperta ascolto la devastante onda che mi abbatte nel sangue tuo viscerale.

Non ce la faccio a scivolare via dalla micidiale stretta della sinuosità delle tue gambe che come un martello inchioda la vite penetrandola negli abissi del tuo invalicabile ventre. Sono schiavo e prigioniero di queste mani da cigno che allungandosi becca e taglia il respiro. Impossibile divincolarsi da questa gaudiosa esistenza che taglia le nostre carni, come venti impetuosi africani, rotolano incastrano le nostre anime.

“Dio mio, perché siamo presenza unisona?” Non riesco a trovare uno spiraglio per una risposta altissima da definire più diretta da concretizzarsi. Sei come una lamiera sottilissima di alluminio che ondeggia, che emette lontani flebili lamenti uno dietro l’altro, siamo inghiottiti dall’istante, io ti voglio ancora.

Claudio Ventodeldeserto

Istantanee di madre (Angelo del dolore)

(Scultura dell’Angelo del Dolore di William Wetmore Story In memoria: di Emelyn Story, poi di William Wetmore Story e il figlio Joseph)

Il tempo ti scivola via sulla pelle lasciando delle cicatrici di tutto quello che hai vissuto.. alcune amare e dolorose come le esperienze che raccontano… altre dolci e piacevoli da accarezzare come quei momenti di serenità che ricordano… alcune nemmeno ricordi di avere perché insignificanti come le persone che le hanno lasciate . Ognuno di noi si trascina dietro le proprie… la mia più grande cicatrice porta il tuo nome angelo mio sanguina e il tempo non può e non potrà mai rimarginarla… qualunque cosa io faccia continuerà a sanguinare per sempre….
C’e’ chi ancora mi dice che e’ stato meglio così che te ne sei andata senza far rumore!!!! Ma che ne sanno del frastuono che c’e’ nella mia testa!!!! Io li capisco parlano con l’ignoranza di chi non ha vissuto un dolore così forte e un po’ li invidio… loro ancora possono sparare a zero spensierati!!! Io non posso farlo più perché io so!!!! Io ho ascoltato il tuo silenzio!!! Io ascolto ancora il tuo silenzio!!!! Il tuo silenzio e’ l’ unica cosa che mi resta di te… perciò piccola mia la mia più grande cicatrice resti tu… ti amo più che mai…
                                                                                   la tua mamma….

Autore: Eugenia Fazio nella stesura in originale

Curatore letterario: Claudio Ventodeldeserto

Un angelo come te

Ti ho visto nella folla questa mattina,nel freddo di questo colore che bagna l’inverosimile dolore, ti ho osservato nella casa degli Elfi dove tutto si componeva per mirabile magia. Ho cercato il tuo sorriso per abbeverarmi di essenza felice calpestando il buio inquietudine lunare. Freddo soffio planare, mi giro e ti vedo volare via. Freddo il silenzio…(in ricordo dell’amico Giorgio Ponzio)

Claudio Ventodeldeserto