Verità (di te)

Ho fame della lungimirante tua uniformità

di pece e fragola,

perché non riuscirò mai a saziare questa anima in cerca

della avvenenza che delira in me.

Non potrò mai placare questo lento passionale

toccar la pelle,

non riuscirò mai a arginare il fiume che ti scorre nelle mani,

non saprò evitare quel “ti voglio”

anticamera inevitabile del sormontante “t’amo”.

Infaticabile puledra del Nadir

trasformante Signora dei misteri

oscuro ribollir di sangue,

non ce la farò mai a terminare queste

salite magmatiche, devo saziarmi di te.

Le palle di fuoco tralasciano mitologiche verità

di grano odoroso sparso nel tuo terreno incolto

ma pulsante di passionali abissi.

Che noi raggiungeremo

strappandoci la ragione,

rapiti nell’assurdo

e in questo cantico di giorno nascente

scriverò su di te il flusso di queste parole che fremono

vergando (appuntandole)

col sangue del mio amore

sul tuo corpo simmetrico che inietta inchiostro

che sporca la mia anima.

  

Claudio Ventodeldeserto

Inedito scritto il 12.03.2012

Promessa amante

Tra la terra e il mare

saprò ferirmi nei risvolti delle tue amate labbra,

sentori di sale e sentimenti

impertinenza e inquietudine.

Volo di farfalla,

ciclo vitale di emozioni che mai si fermano,

punti essenziali che rendono

il tuo immorale segreto

fluido e intrigante.

Rimani qualcosa di carnalmente disgiunta

dal mio essere uomo a tutti i costi,

spiritualmente stretto a te,

esploro i tuoi sostegni che ammaliano

evidenze geometriche,

sapore di inestricabile follia

che ci trasforma estimatori del nostro indossarci

pure orgasmiche aleatorie di clorofilla.

Le tue foglie che si muovono oblique nell’ombra

tessono l’imperturbabilità della dolcezza

che emana eccitazione

e stravolge il destino.

Ci mescoliamo nelle tavolozze degli umidi odori di noi,

rubandoci l’un con l’altro l’infinito abisso dei fondali della

intimità più incantevole,

diventi tesoro della mia preziosa vita.

 

Claudio Ventodeldeserto

Inedito scritto il 10.03.2012

Attraversando un sogno

Aggrappato alla parete dei tuoi sogni

sopravvivo alle illusorie dimore dei sensi,

distendo la tua inestinguibile acqua che scorre nei

torrenti in piena che inumidiscono foglie

dai rivestimenti oscuri della tua anima.

Mistero che diventa tormento,

ansia che si tramuta in forte tela di unione,

l’esposizione del grigio da attraversare

per nuotare nei colori.

Diventiamo punti incontrollati di eros

che si inerpicano sui scogli marinosi,

dove in un qualsiasi momento del tempo

noi non finiremo mai di amarci.

Modulo la tua barriera corallina

indagandoti in perlustrazioni di carne,

divento reo confesso occupando

il senso reversibile di questo drammatico e folle possesso.

Claudio Ventodeldeserto

Inedito scritto il 09.03.2012

Vuelos de la luz (Voli di luce)

Ampliar, luces y sombras
en su abrigo que llevo delgada
como un salto fuerte de la piel,
pungendomi me pierdo en la raíz de sus denuncias.

Caminos de las almas
que está buscando en la sangre que fluye en el hierro de las heridas de vacíos,
lléname este sentido, como crines sollevandoti
que están devorando el aire.

Rogando el blanco extenso de su cielo,
Oro para que la tormenta, tanto la lavanda y la humedad de su culto.
Senderos de rocas de lava de inexplicable
cloroficea arbustos que una vez que me rompe el corazón,
atrasado, donde los rebaños de alta mar marginal
apoyarse marcó la penetración súbita.
donde náufrago desesperado plasmerò perspectiva de la instantánea
la fuerza que nos ve a los fans ansiosos por la irrealidad ..

 

Voli di luce

 

Espandermi, luci e ombre

nel tuo sottile mantello che indosso

come un forte intercalare di pelle,

mi perdo pungendomi nello stelo dei tuoi lamenti.

Orizzonti di anime

che si cercano nel sangue che scorre nel ferro di vuote ferite,

riempimi questo senso sollevandoti come criniere

che fagocitano l’aria.

Elemosinare l’esteso bianco del tuo cielo,

pregare perché sia lavanda che bagna e tempesta la tua adorazione.

Roccia lavica di sentieri inesplicabili,

arbusto cloroficea che volta spaccando il cuore,

mare alto di risacche dove stormi marginali

disegnano marcati sostegni della penetrazione improvvisa.

dove disperato naufrago plasmerò prospettiva di attimo,

la forza desiderosa che ci vede amanti oltre l’irrealtà..

 

Claudio Ventodeldeserto

Inedito scritto il 07.03.2012

Quella notte

Come posso dimenticare quella notte? Ero uscito come al solito a lavorare per effettuare il solito turno settimanale notturno, e mentre ero in auto e raggiungevo il posto di lavoro mille e più pensieri mi attanagliavano la mente. La prima cosa che mi faceva impazzire e schizzare il vorticoso circuito della mia inquietudine eri proprio tu. Tu che avevo conosciuto pochi giorni prima e che non avevo il coraggio di chiudere la nostra breve relazione di amicizia. Perché tu non volevi essere solo amica ma qualcosa di più, un qualcosa di perennemente forte che aveva a che fare con l’intima emozione dell’amore, insomma mi volevi tuo uomo. Era qualcosa che in te era scaturito da subito, curiosità, attrazione, similitudine, il normale che diventa fascino. Dissi che la tua era solo pura follia e ti confessai che avevo un altra, non saremmo mai potuti partire per questo nuovo e sconosciuto viaggio insieme seppur bello. Si, mi piacevi e anche tanto ma non potevo avere crisi di coscienze o rimorsi inestinguibili, anche se il rapporto che avevo con l’altra non andava per niente bene e destinato a finire male ma era ancora in corso e in questi casi si esige rispettare chi ce. Il rapporto infatti terminò burrascosamente pochi giorni dopo e la cosa mi prese malevolmente dentro buttandomi a terra come poche volte lo ero stato nella vita mia e non me la sentivo di iniziare a quel punto una nuova storia con te. Ma quella notte era una notte speciale, fatata e magica. A mezzanotte arrivai sul posto di servizio, parcheggiando la macchina con cura come facevo sempre e raggiunsi la postazione lavorativa e salutai i colleghi del turno precedente e quelli che avrebbero lavorato con me. La notte, quella notte passò liscia senza problemi senza scosse ne patemi d’animo e verso circa le quattro quando la notte era nel nero più profondo decisi di prendere una pausa e mi sistemai nel mio ufficio dove tirai fuori il mio computer portatile, lo posizionai sul tavolo pieno di carte ammuffite, assicurandomi che tutto era a posto il pc venne acceso e collegato nel mondo virtuale di internet. Girai qui è la sulle solite cose, ma subito mi venne in mente di andare dove mi ero incontrato con te, e dove di certo a quell’ora non c’eri pensandoti nel tuo letto avvolta come un fiore che sorride beato dei propri sogni. Un bip mi fece sobbalzare, eri tu collegata nell’attimo. Non potevo credere ai miei occhi. Si proprio tu. Stavo metabolizzando qualcosa che assomigliava a una forte emozione che procura piccole fitte di piacevole dolore.

Ciao, ma sei proprio Tu? dissi…

Si sono io, sono Stè” rispose….

Ma che ci fai collegata a quest’ora della notte?” ribadii.

Aspettavo te!” mi confessò.

Fortunatamente ero seduto, senno quell’ultima frase che avevi detto mi avrebbe piegato inesorabilmente i ginocchi e sarei caduto a terra. Tanti tuffi al cuore mi impedirono di dire altro, ma preso dall’impeto del momento cercando di mantenere la calma dissi:

Su, dai vai a dormire ora, domani ti devi alzare presto per andare al lavoro” gli risposi.

No, voglio stare qui con te e dirti che ti amo, ti ho sempre amato sin dal primo momento che ti ho visto, hai saputo rendermi donna come non lo ero stata mai, e poi questo è amore per te che sento dentro sennò non sarei stata sveglia ad aspettare te” disse inaspettatamente.

Fu come prendere un sonoro ceffone in faccia…Già questo è amore, sennò lei non sarebbe qui ora a parlare con me. Guardai fisso il soffitto come preso da coma profondo, fissando inebetito lo schermo che fissava quelle frasi inequivocabili.

Non so cosa dire Stè, nessuna donna prima d’ora ha fatto questo per me, mi trovi impreparato” dissi.

Neanche io ho fatto una cosa del genere per un uomo, ma tu mi hai colpito e tanto, sappilo io ti amo” sussurrò.

Facciamo una cosa Stè, io devo tornare a lavorare, ci sentiamo oggi pomeriggio quando mi alzo dopo che mi sono riposato da questa notte che grazie a te ora non è come le altre, e ci sentiamo, magari ci vediamo nella cam, scusami se non ti ho voluto vedere ora ma non me la sentivo di vederti negli occhi mentre tu magari avresti sorriso per i miei rossori delle guance che mi hai fatto venire però ora devo dirti che anche io…ti amo e tanto….ma ora ti prego vai a dormire mio amore, buonanotte ” conclusi.

Chiudemmo la conversazione, e anche il portatile tacque spegnendosi fino alla fine del turno di lavoro. Ripresi a lavorare con una nuova anima dentro di me, intrisa leggerezza dell’essere stato il contendere del cuore di una donna e che era diventata tale grazie a miei semplici gesti. La notte, quella notte terminò ma non la gioia di scoprire nell’attimo che le mie emozioni erano diventate arcobaleno che sfumavano nella tavolozza dei colori dei pensieri.

Claudio Ventodeldeserto

Inedito scritto il 27.02.2012