Geometrica della passione…

Ibrida figura che incammina la buia osservazione di mare del nulla amaranto.

Il cavaliere dell’istinto pianta la sua bandiera infaticabile, candore custode della pelle, fragore di limoni inserto di maree speziate di rivoli d’incenso.

Linee di labbra sentore di mele, che insinuano notti che portano parole dove dissi dell’abbandono tremendo di miele, legno di sostanza.

Dove tutto è fermo abbandonato nella sociale indifferenza, cerchiamo terra fertile per dipingere dimore lacustri. Mani terse attorcigliano la valle cenere proiettano la tua ombra avvicinandola in prospettive orgasmiche.

Dove un t’amo rileva presenze alteree di corda arpeggiante su brevi percorsi etnei che lavano sciami di pelle spianata di lacrime per suppliche di sensuali colori dell’etereo.

Un oggetto, un particolare assume la sua importanza nella longilinea femmina pistacchio frantumato che rimane ad essere amata nel profondo tremore scricchiolio di intermittenti rumori di legno e di giardini.

Saldatura fatale di stagno inferocito di rossi turgidei che ti regalo nelle gemme nascoste nel tuo disegno peccaminoso e mortale, ansia, mistero e inquietudine.

Amami! Nelle geometrie perimetrali sei sostegno fisso e ineludibile dove traccio nel compasso tratti indelebili che stazionano autobus dormienti dove il dubbio svapora nella certa appartenenza.

Claudio Ventodeldeserto.

Ode di flemma…

 

Principio vitale estinguimi labbra di ribes

sostentamento della lussuria etnea,

mia dea di sempre catena del t’amo sabbia lucente

sussistenza di glutei incisi nei disegni clandestini.

 

Nei nuovi dossi ci vengon incontro parvenze di delirio

or che siamo qui amor mio ispanico tremore abbandonato

rubo di nascosto lo sviluppo dell’immane poesia,

celestialmente irradio ceneri liquide lucide ragioni

ci abbiniamo del voler stridere gemiti.

 

La convergenza che ci impegna alle valli sinuose,

inclina la tua voluttà riempe damigiane ardite di mare,

amor che amo di quel festoso adular di cielo

mettiamo a soqquadro mia vita la fertile caotica speranza.

 

La bocca preponderante assimila ricerche nell’essenza

di flemma, senza tappe sconvolgiamo l’incastro sostanziale

volutamente idealizzi l’intero scenario del peccato,

idonea Signora del contatto, dimora dell’inestinguibile destino.

 

Claudio Ventodeldeserto

Amico di solitudine…

INTRO A CURA DELL’AUTORE DEL BRANO CHE SEGUE

In questo giorno domenicale, ricordo che non esiste solo l’amore rivolto alla persona cui vengono destinate le sensazioni del nostro animo rappresentata solitamente dalla figura femminile, ma esiste anche una forma di amore che a sua volta si divide in affetto per una persona diversa da quella citata prima. Che può essere un amico. Un amico caro a cui si vuole un estremo mondo di bene e che in questo preciso istante sta soffrendo maledettamente trovandosi in un ambiente non propriamente ideale per poter magari decantare quelle forme poetiche che scrivo e che danno un senso alla nostra vita. Un motivo di pensiero alto per non dimenticare mai in questo legame forte di amicizia la persona lontana e di quello che è, della sua persona e della sua vita. Una persona magari che chiede giustizia, privo dei beni indispensabili per poter abbozzare un timido sorriso ma che lotta internamente per sopravvivere.Il suo pensiero arriva fino a noi. Ascoltiamolo, vi prego! Buona lettura.

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Amico di solitudine reclina il tuo vento,

della disperazione grano di verità nascoste

tuoni di dissapori lontani compromissioni nel presente

chi ha voluto la dignità morente?

 

Chi cinge la sua ipocrita lana di rame?

Chi ha voluto che il tuo amore si soffocasse nel mercato degli schiavi?

Chi non ha posto domande di seta avvolgente l’oscuro?

Irrequieti di cenere, di tenebre, di avulsa disperazione.

 

Tu mi chiedesti il saldo conto dell’aiuto

spietata prigionia di racconti descrementi,

di insani passati a raccogliere mele nere

contorte depressioni di campi piegati al imbrunire arabo.

 

Dei miei occhi percorrono le scritte malate

nel pianto di carta beviamo l’assurdo,

il senso di un legame salda e configura la trasmigrazione d’affetto

la linea del mio immaginario rivolta sempre al tuo sole.

 

(dedicata all’amico Sergio Murolo)

Claudio Ventodeldeserto

Il cantico del volto

 

Augurio di soli lineari sincronismo romboidale

di grano e intimi solai matassa d’Erice della luna istinta

egocentrica del t’amo catturato.

 

Sfumature orizzontali cingono occhi marini, ti parlo della storia

d’uva dell’inserto vitale amalgama di vita,

e se amo amore perdemmo noi nei labirinti distesi

rampicante sostegno della ricerca divina dello stigma femminile.

 

Strette di stagno, mia isola cui conto il destino incontrovertibile

sostanza di sete coprente ai fianchi istantanei si svelano appena,

misteri del perpetuo nostro saldo erotismo

elevo carri di inquietudine mio vino t’adoro nel sangue.

 

L’impertinenza delle mani guidano il senso e pianta le radici

dell’essenza vitale, la flebile nebbia e il ricamo di gelsi e pietrisco

insinua la torre angolare del volto da cui presi prisma del presente

di venti diradati dell’intimo peccato.

 

Claudio Ventodeldeserto

Crespo ondeggiare…

Tremori che indicano la via nella pelle cenere solare

ti dirò dell’aurora che inquieta spade di solstizio,

movimenti elissiali di campagna e erbe mosse

dal peccato interminabili fragole panoramica dell’ombra inclinata.

 

Adolescente del passato abbraccio spumose piume di cristallo

ti racconto della visione lingue dolciastre delle crisalidi di Zafferana

e dello stringere indipendente di alberi d’Aprile,

maturo insostenibile cammino del t’amo che ebbe vita.

 

Nelle spalle sibilline camei di sabbia bevono l’ansia del perché

nei tuoi passaggi vestali di Scilla natanti dei monti di Venere,

scogliere apicali del suo crespo ondeggiare rende immortale briciole di stelle

e la dolce cattura approdo nella nuova mattina.

 

Come saldi artigiani cerchiamo il nostro lessico viandante

traiettorie fragranti del presente nei recinti di rame

piego la mia anima, ti regalo l’alternante orchidea ingenuità di pane,

l’appartenenza come esplorazione della nostra stanchezza mortale.

 

Claudio Ventodeldeserto

Volto controverso…

INTRO A CURA DELL’AUTORE DEL BRANO CHE SEGUE

Immensità dell’amore. Nei luoghi sovrani destinati agli attimi che animano le emozioni, si svolge l’ennesimo rituale di un intreccio amoroso senza fine che dipinge con i suoi colori la definizione delle parole. Non cè tregua nella passione senza freni che si soprappone ai battiti accellerati di un cuore sempre presente che pulsa e cadenza il tempo. E’ tutta un’altra definizione, tutt’altro sapore. Un qualcosa che è sempre fertile e che cresce e si colloca in scenari inestinguibili di odori, aria, terra e vento. Come in magia tutto quello che è toccato dalle sinuose parole d’amore, si trasforma in una meravigliosa rappresentazione cinematografica o teatrale, e voi senza accorgevene ci siete dentro che la state vivendo. Buona lettura.

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Seni impertinenti dischiudono ascese di indipendenza

su gambe che irriveriscono esposizione di zagare,

sull’Isolabella grani alberati imposta prospettiva di visioni vulcaniche

avallamenti farinosi dove piantammo la bandiera dell’avvenire.

 

Di rugiada le lavande cantano nel tuo nome t’amo d’arancio e orizzonte

nelle distese viandanti di Giarre l’istantanea scattò,

volto controverso che sovverte naturale

l’epidermide assoluta inserto di vaniglia abbrivio di piacere.

 

Dimmi oh tu che sei grappolo di labbra indefinite e tappeto incensato

di vendemmie inesplorate del racconto e del vento cartaceo

delle tessiture d’ombra risvegli della nuova alba dei fianchi,

miele setoso come contadini dell’abbraccio.

 

Olio del destino ferroso su gemiti intermittenti

del domani che ci ritrova ancora negli oblò di lava inferocita,

ci danna e ci gioisce, ci allarga e ci perpetua nel vento bianco

mi perderò nel senso liquido di mille orgasmi azzurri,

inclinato nella tua impronta di tragici gabbiani in volo.

 

Claudio Ventodeldeserto

Quintessenza dell’anima…

INTRO A CURA DELL’AUTORE DEL BRANO SEGUENTE

Un grande omaggio a uno dei luoghi più belli di Italia che compete alla pari con altre meraviglie d’Europa e del mondo: le valli agrigentine (famosissima la valle dei Templi). Un posto dove si sprigiona tutta l’essenza della natura e dell’arte, luoghi storici che hanno fatto grande il nostro paese. In questo contesto meraviglioso l’amore trova terreno fertile per emanare tutto il suo valore assurgendolo a emozioni pure mai provate prima. Una magia che si ripete nell’istante e nella cadenza successiva, che ci fa riappropriare del tempo dote indispensabile per essere noi stessi. Dove tutto si eleva e con esso il Maestro primario: l’amore, che anche in questo brano ci fa vedere la bellezza delle parole destinate alla persona che si regala l’anima, parole che ci danno gioia e serenità, aperture nel cuore. L’intima appertenza è l’abbrivo finale, dove tutto si concede in nome dell’unione assoluta, una sfera cristallizzata che da ragione di vivere per provare queste indicibili ebrezze che sanno di mare, che sanno di vita, una vera quintessenza dell’anima.Buona lettura.

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Rotonda insistente stella del Panshir

profumi luci della quintessenza,

tu poni il sogno rifugio temporale della passione

sovrasti le pene dei cristalli di fango.

 

Egocentrica figura del t’amo sovvertito

Dea gioiello dell’avvenire mantice setoso,

se t’amo amore nulla è per di se la fine

distendo valli agrigentine elissi speranzose.

 

Insegnami pazienze abbracci eterei

salendo e navigando alle gambe accattivanti,

ai fianchi fragorosi cercami in un calice viandante

frizzante avvenire su gemiti dispersi.

 

Sull’aria, nel sole, nella cenere settembrina, stanco del tuo nome

abbraccio dune e impervi avallamenti labbra persiane,

la nostra terra si compie nei mercati di sangue

io ti amerò, tu mi amerai, apici lunari

impazienti d’acqua lavanda orizzontale.

 

Claudio Ventodeldeserto